Si era già capito. Sono prevenuto e sospettoso quando si tratta di canzoni di Natale: le rielaborazioni compracasa – comprabarca – fai contenta la casa discografica dei furbetti di turno non fanno che alimentare il mio disprezzo. Ma ogni anno faccio qualche tentativo, in genere disastroso, e alla fine ascolto solo “Merry Christmas” (non sono sicuro del titolo) con QUELLE canzoni cantate da Dean Martin, Nat King Cole e altri grandissimi. Tutte versioni d’annata, la più giovane avrà 45 anni, ma che classe! Oltre a queste c’è poco nella mia lista dei preferiti, con alcune eccezioni (oltre ai Natali Piccolini, naturalmente). Una è la canzone di cui volevo scrivere oggi, e l’avevo già decisa da un po’, ma nell’intenzione di spendere una riga per una new entry che mi aveva folgorato proprio in questi giorni sono andato a riascoltarmi il pezzo…… e non ce l’ho fatta a lasciarlo a una sola riga, per cui gli dedico l’intero post. E mi impegno a scrivere anche l’altro e pubblicarlo in tutta fretta (AGGIORNAMENTO: il frammento lo pubblicherò già oggi o domani mattina). Continua a leggere
Archivi categoria: +/- Rock
ARCTIC MONKEYS | Mardy Bum
Domenica mattina presto, e sono di nuovo qua: viva e vegeta o meglio, come disse qualcun altro, sono viva e vegeto.
Ancor prima di entrare in argomento, permettetemi una divagazione (cominciamo bene!) nonché precisazione: io NON odio il Natale; ho solo espresso la mia antipatia per l’imposizione consumistica del Natale come primizia perché ogni frutto ha la sua stagione! Anzi, vi dirò di più: ho amato molto questo periodo, e non solo durante l’infanzia. L’ho amato anche fino a non molti anni fa, e rimangono a testimoniare questo mio affetto rami raccolti nel bosco, addobbi in pasta di sale, stelle di natale intagliate nel cartoncino costi quel che costi (ricordo che costarono almeno un paio di vesciche dove poggiavano le forbici). Negli ultimi anni però alcuni accadimenti hanno definitivamente spogliato la festività della sua magia, non ultimo il fatto che il mio lavoro mi porta a sgobbare come non mai da un po’ prima di adesso fino a fine gennaio, e quindi sono ormai costretta ad alimentare l’esigua fiammella della “fede natalizia” a botte di diavolina ad uso e consumo dei miei due carissimi Natali Piccolini (eh già, anch’io ne ho due).
NATALI PICCOLINI | Volevo dirti
Natale è alle porte. Evviva. Yuhuuuuu!
Ma yuhuu o no (e direi no), è un momento con cui tutti dobbiamo fare i conti, il percorso obbligato da cui si dovrà per forza passare, le cui insidie sono circa quelle che a Monopoli promette il passaggio per le zone di Parco della Vittoria.
Ne usciremo vivi, sì, ma non indenni. Mai!
Per vincere la mia cronica idiosincrasia verso il Natale, e più precisamente verso il periodo immediatamente precedente, quello in cui tutti si dichiarano più buoni (ma come? Brutti ipocriti, e cosa combinate gli altri 11 mesi! Io buono lo sono tutto l’anno!!!), qualche tempo fa tentai un percorso di avvicinamento, riappacificazione, sfruttando la mia passione per la musica.
Continua a leggere
A-HA | Butterfly (The Last Hurrah)
In questo post spezzerò una lancia per gli A-Ha creando un ponte (lungo? no, più lungo) tra loro e altre due band, oserei dire, leggendarie.
Mi farete a pezzi ma, fiero e spigliato io, come e più della ‘ragazza che limona sola’ (altra leggenda gli Elii, e minaccio di parlare del ponte tra loro e i Vianella in futuro, in caso ne avessi ancora uno), affronterò la prova che, ben conscio delle evidenti difficoltà a cui andavo incontro, avevo in un primo tempo pensato di intitolare “Il Ginepraio”.
Ebbene: gli A-Ha sono tra le band più sottovalutate di sempre.
Lo penso da qualche centinaio di mesi ma lo dico colpevolmente solo ora che almeno siamo in due, avendo saputo di una dichiarazione simile di “the Edge”, più conosciuto come Sua Maestà Imperiale, divino Maestro pizzicatore di corde, degli U2. Continua a leggere
So young + Sadie | Suede
Questo è il post che prova che la curiosità non è sempre una cosa cattiva (curiosity not always kills the cat).
Vi ricordate quando Alessandro ha postato We are the pigs? Quella canzone non mi ha detto un granchè, e tuttora la penso così.
Però sul post dei Suede c’è stato un interessante scambio di opinioni che mi ha spinto a domandarmi: possibile che si sbaglino loro? Non è che a non voler approfondire mi perdo qualcosa? E così (curiosità positiva) mi sono messa ad ascoltare e leggere qua e là di questo gruppo, e con quegli insperati colpi di fortuna che (Dio ti ringrazio) ogni tanto capitano mi sono imbattuta non in una bensì in DUE canzoni dei Suede che mi hanno stesa. A causa del tempo tiranno chissà se riuscirò ancora a “ravanare” nel portagioie di questo gruppo per cercare un altro anellino che calzi il mio dito però già così mi sento “amata dagli dei”. Continua a leggere
SAVOY | Whalebone
In un post precedente sui Savoy (Rain | Isotope) avevo già minacciato che sarei ritornato a parlarne con un altro frammento.
Ecco quindi “Whalebone”, colonna sonora del film Hawaii Oslo, probabilmente il miglior esempio della teoria dei frammenti, inaugurata con questo blog… oddio, più che una teoria universale è un fatto personale (e perdonate se qui ripeterò cose già lette su ‘perchè frammenti’ ma è necessario per tutto ciò che viene dopo): è un minimo comune denominatore della quasi totalità dei brani che amo, seppure con modi e intensità diverse, e che mi porto appresso per anni; quella piccola porzione di note che producono una reazione ‘chimica’ che fa scattare l’innamoramento, e in virtù di questo, mi porta a considerare e/o rivalutare il resto del pezzo.
Whalebone la potrei ascoltare per ore perchè affascinante e struggente.
Aggiungo anzi che potrei ascoltarne per ore l’inciso, sopportandone per ore le strofe. Continua a leggere
In punta di piedi | Nathalie
Questa è una recensione ‘boomerang’ (però, Nathalie, ti voglio bene).
Lancio del boomerang
Capita a volte che alcune sensazioni siano così forti da imprimere nella mente anche altre informazioni connesse (dove eravamo, cosa stavamo facendo, il momento esatto della ‘rivelazione).
Emozionante, delicata e appassionata, “In punta di piedi” mi si è da subito insinuata sottopelle, risvegliando il mio interesse su Nathalie e eliminando tutte le riserve che avevo su di lei.
E, sì, le emozioni forti ci segnano: ricordo esattamente dov’ero, cosa facevo e come mi sono sentito salire la pelle d’oca al primo ascolto.
Posso osare a dire…capolavoro? NO? Capolavoro!
Continua a leggere
The outsiders | R.E.M.
Vi racconto come è nato questo post.
Venerdì, e forse ho già detto tutto. VENERDI’. Va be’, mi spiego meglio: non dirò che per me il venerdì è il giorno più brutto della settimana (quello di solito è il giovedì, roba che il lunedì in confronto è il “dì di festa”) però io, come tanti altri, il venerdì sono MOLTO stanca. Ecco, venerdì scorso ero MOLTO MOLTO stanca, stanca di quella stanchezza che non deriva da grandi sforzi fisici (questo per dire che capisco chi si fa veramente il “culo” e neanche mi sogno di aprire il confronto, mi arrendo in partenza), intendo quel tipo di spossatezza che ti fa sentire persino la fatica “di mandare sangue al cuore” e invece devi restare dove sei e fare quello che devi. Ecco, io venerdì quando sono uscita dal lavoro e sono salita in macchina ero messa così. Mi ero dimenticata che la mattina avevo finalmente cambiato il cd nel lettore della macchina dopo settimane di Adele. E così, quando ho avviato la macchina, è partita The outsiders dei R.E.M., dall’album Around the sun. Continua a leggere
Heart in a cage | The Strokes
Che fatica stavolta scegliere una canzone… L’ultima selezionata da Alessandro si è rivelata essere la colonna sonora perfetta di questi ultimi giorni, ha invaso ogni spazio libero tra un neurone e l’altro e non accenna a smammare. L’unica cosa che sembra accettare e permettere è una continua associazione di idee destinate a trascinarmi in un vortice di tristezza pure laine 100%. Che poi gli Smiths,almeno, la notte scorsa hanno sognato che qualcuno li amava, io ho sognato che mi pioveva acqua dal tetto (ma che cazzo!).
Scopertami a canticchiare l’Adagio di Albinoni, con un poderoso colpo di reni (ma anche no) provo a forzare la mente in un’altra direzione, in un estremo tentativo di auto-dimostrazione che “volere è potere” (che forse è anche vero, ma il volere non è quello che “bisognerebbe” volere ma quello che si vuole e basta…. ma questo è un altro discorso).
Dicevo del colpo di reni: dopo aver letto i risultati dell’ultima ricerca di mercato commissionata alla ns. società di sondaggi, abbiamo individuato un segmento vacante tra gli aficionados del blog. Allora: la terza età è garantita dal fatto che una volta ho mostrato il blog a mia madre. L’infanzia e la pre-adolescenza risultano coperte dai figli dell’autrice. La fascia adulta è ben rappresentata dai due autori stessi, quindi dobbiamo puntare tutta l’artiglieria sui giovani, ed ecco che calo l’asso: The Strokes! (spero che qualcuno non si aspettasse i Modà, perché anche alla ruffianaggine c’è un limite, perlomeno alla mia). Continua a leggere
Love is blindness | U2
Love is blindness I don’t want to see
Won’t you wrap the night Around me
Oh my heart Love is blindess.
Brividi, sensazioni, tradimento.
I brividi li ho provati io, le sensazioni le ha provocate la canzone. Il tradimento, ebbene sì, anche quello è mio. Stavo lavorando su un’altra canzone, e non so neanche più come, è rientrata nella mia vita questa canzone che non sentivo da anni, lustri, decenni (non esagero, è del 1991, ultima traccia di Achtung Baby) probabilmente l’ultima volta che l’ho sentita stavo studiando per la maturità). Continua a leggere




