GREEN DAY | Holiday

Se ti muore la gatta che ti ha tenuto più compagnia di qualsiasi essere umano negli ultimi 13 anni, disperarsi è fuori luogo perché era solo un animale.

Se il lavoro invece di essere, almeno a tratti, un appagante sistema di guadagnarti la pagnotta è da troppo tempo una sanguisuga che ti prosciuga del tuo tempo e delle tue energie, lamentarsi non è consentito perché “almeno tu un lavoro ce l’hai”.

Se la salute non è più quella di una volta e a 39 anni mangi più pastiglie che caramelle, preoccuparsi non vale perché c’è chi sta peggio.

Se crescere due figli in questi  tempi di crisi mondiale, siccità incombente, fine del mondo imminente qualche volta ti toglie il sonno… bisogna pensare a chi i figli non li ha e li vorrebbe, e poi non potevi pensarci prima?

Se sei famosa per essere una conversatrice stimolante, ma qualche volta non hai voglia di schermaglie verbali ma solo di un po’ di tenerezza allora sei complicata, però se sei su di giri e di umore scherzoso allora sei una rompicoglioni.

Se non riesci a raccontare la trama del film “Welcome” senza commuoverti, è solo perchè sei troppo emotiva.

Se qualche volta non ne puoi più di tutti questi giudizi ma, come un personaggio del libro che ho finito oggi, pensi “Certo che ti cadono le braccia a furia di sbraitare per avere ragione” perché non ce n’è proprio più, e allo stesso tempo, tragicamente, sai che quei giudizi non sono sbagliati… allora l’unica soluzione è lasciar sbraitare chi di energia ne ha ancora (o ne aveva?) e che non si vergogna di dire “Bianco” oppure “Nero” perché il Signore gli ha fatto il dono di guardare le cose da una prospettiva sola (o perlomeno da una prospettiva alla volta).

Con questo bisogno di lasciar gridare a qualcun altro la MIA frustrazione, oggi vi propongo Holiday dei Green Day, trio pop punk statunitense che ce le canta e ce le suona da un bel po’, di cui tutti conoscono almeno l’opera punk rock “American Idiot”. Potrei dire altro se andassi  a documentarmi  su vari siti, in realtà li conosco poco, mi piace il cantante perché ha dei bellissimi occhi e fa bene a metterli in risalto con la matita e il mascara (Billie Joe Armstrong, fedeli dei Green Day, critici musicali di tutto il mondo: perdonatemi!), e altre loro canzoni mi fanno lo stesso effetto di un bicchiere di acqua a temperatura ambiente. Colpa loro? Ovviamente no. Ma Holiday mi tocca le corde che non so quali sono (probabilmente è il solito discorso dei richiami per i delfini di Photographic), e vorrei che invece di essere una confusa invettiva di un confuso ragazzo, avesse un significato più forte, più politico, più “io so che cosa è GIUSTO GIUSTO e adesso ve lo dico cialtroni”.  Non è così, ma quando la ascolto mi fa questo effetto, e più alzo il volume e più l’effetto si amplifica.

Il frammento è la parte del comizio del “Representative from California”, e c’è tutto quello che serve per scaricarsi i nervi: c’è il basso ipnotico, c’è la batteria che tiene il ritmo, c’è il megafono, ci sono i cori dei sostenitori, c’è il ritorno della chitarra, c’è il grido liberatorio, c’è l’inciso che riparte nel tempo di un amen. Ascoltate:

Il Frammento:

A volte la rabbia non è una cosa sbagliata, anzi… a volte è la sola cosa giusta. Se poi la lasci sublimare in una canzone, non fai neanche danni (anche se oggi non è andata così, ma non avevo la canzone a portata di mano).

5 stelle sempre, in giorni come questi anche 6.

Il link al brano completo

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10 risposte a “GREEN DAY | Holiday

  1. mmmhmm, gran bel pezzo. Io i Green Day li adoro anche se fanno parte (almeno per quanto mi riguarda) della “nuova generazione”…. no, ve lo dico perché vengo dall’hardcore punk di fine 80 inizi 90… ma questa è un’altra storia.
    e poi c’è un pezzo dei suddetti che piace tanto a mio figlio (4 anni): Basket Case!
    Ciao ragazzi è un piacere leggervi.
    Spooky

  2. Curiosa la scelta musicale abbinata alle riflessioni del post.
    Chi si aspettava una lagna insopportabile rimarrà deluso (o andrà ad ascoltare uno dei miei frammenti).
    Invece tu soprendi, con questo brano tirato e piuttosto incazzoso.
    Se avessi una laurea in psicologia, con 10 anni di esperienza, direi che tutto ciò è positivo e denota carattere, spirito di rivalsa, voglia di combattere meglio di come i salmoni risalgono la corrente. Ma non sono psicologo.

    Ma cos’è questa storia che è primavera e invece noi ci sentiamo ancora in inverno (e trasferiti in SIberia?).
    Probabilmente fa parte delle cose oggettive (spesso ingiuste, aggiungo), che attendono di essere risolte (da noi, sembrerebbe…).
    E sono così oggettive che non c’è nulla da fare, lì sono e lì restano; i consigli premurosi che sempre arrivano dall’esterno (“vedi le cose da un’altra prospettiva”, “vedrai che passa”) sono tanto graditi (magari un giorno, quando vedremo tutto dall’altra prospettiva, se esiste) quanto più ci convincono che, dicendo così, nessuno riesce a capire veramente quale sia “il punto della situazione”.

    Certo molti crucci passeranno, ma come gli armadi per i vestiti e le scarpiere per le scarpe, non c’è mai abbastanza spazio per tutto quello che compriamo o ci viene regalato, probabilmente perchè non abbiamo mai tempo per fare delle vere pulizie di primavera (non parlo ancora di scarpe, evidentemente).
    Pulizie di primavera, ecco quello di cui io sento un po’ il bisogno e scommetterei tutti i soldi che ho (e anche quelli che non ho, che sono di più) che ci farebbe star meglio (e lo scrivo qui sarebbe una regola generale, quindi pertutti e per te, prospettiva o no).
    Si dice che se si vuole si può far tutto. Che bello, ma non è così; siamo pieni di traiettorie e binari che, vuoi o non vuoi, non ci permettono così tante scelte. Il deragliamento è una di queste, ma siamo troppo responsabili per questa opzione, giusto?

    Ma, tanto per vedere le cose da un’altra prospettiva (la mia), credo che la colpa sia anche un po’ nostra (oltre che tua e solo tua, s’intende 😉 ) perchè ci manca sempre quella cosa, piccola piccola, che fa stare tanto bene taaante persone.

    Autoindulgenza.

    Possibile che non esista un modo per scardinare questo ‘automatismo’ che abbiamo in testa? Le persone che più mi stanno a cuore soffrono di questa ‘malattia’ e si complicano la vita inutilmente.
    Credo che diventerei più felice (nonchè ricco) se riuscissi a creare e diffondere una cosa tipo “le gocce di autoindulgenza”. Naturalmente [è un medicinale, usare con cautela, autorizzazione del msg zvz wrw bla bla bla], dati gli effetti sarebbe da usare con moderazione (una pastiglia al giorno e rinasci, tre pastiglie e diventi un imbecille) ma è un’idea che mi è venuta così proprio ora, quindi almeno per tutto il mese di aprile dovremo cavarcela con i nostri – ridicoli – mezzi di sopravvivenza.

    Riguardati, anzi riguardiamoci.

    ——

    La prima riga di questo commento era in origine “il commento di Marco mi lascia senza parole” (e per fortuna, visti i risultati). Me ne sono accorto in tempo per a) toglierla e b) indirizzare le mie ricerche non su uno, ma due tipi di pastiglie

    Le parole (misurate) di marco restano l’apice della giornata (a volte non sapere cosa rispondere è la risposta giusta) e la poesia di kipling è da pelle d’oca.
    Non un fantastico lunedì, tutt’altro, ma chissà perchè, essere nel mucchio oggi mi rende la vita più facile.

    ——

    La canzone, sebbene piuttosto weird per i miei gusti, mi piace. Il ritornello soprattutto. E anche il mascara sugli occhi del cantante (che, magari così belli non sono, visto che ha bisogno dell’aiutino)

    • SE i miei occhi sono belli, però sono tante le persone che mi rimproverano perchè non mi trucco e non li metto in risalto. SE il cantante dei Green Day ha gli occhi belli, e se li trucca, e qualcuno pensa che lo faccia perchè ha bisogno dell’aiutino. Se se se….
      Non so Ale, stavolta secondo me l’autoindulgenza non è la soluzione, però una pastiglia al giorno la prendo se dici (anzi due, così diverranno noti anche gli effetti con DUE magic pills).
      Forse più correttamente bisognerebbe fare le pulizie di primavera ma non le faccio negli armadi dei vestiti, figuriamoci negli sgabuzzini degli affetti, dei doveri, delle convenienze…
      Ma forse non è neanche così, io oggi (e ieri, l’altro ieri, altre volte ancora nel passato e nel futuro) sono arrabbiata, credo di averne numerosi motivi, però mi sento in colpa ad esserlo, e vergognosa a dimostrarlo.
      Facciamo che per adesso il sistema consigliato in questi casi (con me) è di stare FERMA, e aspettare che passi. Perchè se mi muovo deraglio, e come dici tu, non è un’opzione possibile.
      Intanto ascolto la canzone, che mi piace proprio.

  3. Se leggendo un blog ti accorgi che da qualche parte nel mondo ci sono persone che provano sensazioni analoghe alle tue e vivono le tue stesse difficoltà quotidiane, questo ti aiuta a sentirti meglio?

    Sinceramente non so cosa rispondere.

    Però ti ringrazio perché Holiday è una bella canzone (che non conoscevo) e ascoltandola mi piace molto pensare a quel significato forte e politico che tu immagini.

    Aggiungo che il tuo post, con tutti i suoi “se”, mi ha fatto pensare ad una poesia di Kipling che si intitola, appunto, “SE”. Non so se la conosci, ma se non è così e se avrai il tempo di fare una breve ricerca sul web e leggerla, forse avremo qualcosa in più in comune che ci commuove.

    • Ciao Marco.
      Il proverbio “mal comune mezzo gaudio” lascerebbe intendere che sapere che c’è chi vive con le tue stesse difficoltà aiuta.
      Qualche volta è così, qualche volta invece vorresti sentirti un po’ più “unico” e non la solita sardina in mezzo al branco.
      Detto ciò, andrò a leggere la poesia “Se” di Kipling, per avere la conferma superflua che tutto è già stato detto, e in maniera migliore 🙂
      Buona settimana va’

    • Ho letto la poesia di Kipling, e direi che i miei “se” sono una valanga di autocommiserazione in confronto allo stimolo positivo della poesia di Kipling. Leggendola mi sono ricordata di averla già sentita, ed evidentemente dimenticata e non tenuta presente come bisognerebbe, come costante ispirazione al controllo, all’equilibrio e al miglioramento. Facciamo che ci riprovo? Grazie come sempre per l’ottimo suggerimento.

  4. Come sono belle quelle opere che ti emozionano solo a parlarne. Mi capita a volta di commuovermi parlando di un film o di un disco o. E spesso la gente non capisce, si guarda attorno stralunata, sghignazza o dice frasi angoscianti come commento al fatto che ti sei commosso.
    devo vedere “welcome” 🙂

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