ARCTIC MONKEYS | Mardy Bum

Domenica mattina presto, e sono di nuovo qua: viva e vegeta o meglio, come disse qualcun altro, sono viva e vegeto.

Ancor prima di entrare in argomento, permettetemi una divagazione (cominciamo bene!) nonché precisazione: io NON odio il Natale; ho solo espresso la mia antipatia per l’imposizione consumistica del Natale come primizia perché ogni frutto ha la sua stagione! Anzi, vi dirò di più: ho amato molto questo periodo, e non solo durante l’infanzia. L’ho amato anche fino a non molti anni fa, e rimangono a testimoniare questo mio affetto rami raccolti nel bosco, addobbi in pasta di sale, stelle di natale intagliate nel cartoncino costi quel che costi (ricordo che costarono almeno un paio di vesciche dove poggiavano le forbici). Negli ultimi anni però alcuni accadimenti hanno definitivamente spogliato la festività della sua magia, non ultimo il fatto che il mio lavoro mi porta a sgobbare come non mai da un po’ prima di adesso fino a fine gennaio, e quindi sono ormai costretta ad alimentare l’esigua fiammella della “fede natalizia” a botte di diavolina ad uso e consumo dei miei due carissimi Natali Piccolini (eh già, anch’io ne ho due).

Precisato ciò, mi scuso per essere sparita (tante volte qualcuno se ne fosse accorto): giuro sul Codice Civile che per giorni ho provato a mettermi “lì” e scrivere…che poi non è proprio quella la parte più difficile. Difficile è stato scegliere la canzone. Anzi, difficile è stato scegliere una canzone che non facesse passare la voglia di vivere all’incauto che si trovasse a gironzolare da queste parti. Cosa fare dunque? Morbosamente coltivare lo spleen a botte di canzoni strazianti fino all’ennesima dimostrazione che di malinconia non si muore? Farlo sarebbe stato anche troppo facile, senza nessuna esitazione ho buttato giù una lista di possibili brani da pubblicare che solo a leggerne i titoli mi si inumidisce la palpebra. Ovviamente ci sono alcune controindicazioni: gli occhi rossi (per quanto il rosso sia il colore natalizio per eccellenza) e il naso gocciolante non mi rendono giustizia, e pensarvi lì a sbuffare e commentare “che piaga questa” non fa bene alla mia vanità. E non è giusto che una persona con una BELLA risata come la mia passi da depressa cronica (con buona pace della verità).

L’alternativa è il già citato “CARICA! LIBERA!”, un elettroshock sonoro, una tempesta di suoni che (mi) stordisca e faccia dimenticare alcune cose. Tanto tutto passa, e se passare deve… meglio mandarlo fuori dai piedi il più velocemente possibile.

Alla fine ho trovato un compromesso accettabile: niente tristezza cosmica (per quello ci sarà tempo nel mese più lungo dell’anno… GENNAIO…. solo a nominarlo mi si ghiaccia il sangue nelle vene) e niente suoni troppo decisi. Oggi apriamo le porte alla LIEVITA’ e per far ciò vi propongo Mardy Bum degli Arctic Monkeys.

Sono arrivata agli Arctic Monkeys un paio di anni fa leggendo una recensione sul loro ultimo album di allora: Humbug. Ne ho ascoltato alcune canzoni e non sono stata folgorata sulla Via di Damasco, ma il recensore parlava così bene di loro che non mi sono arresa e ho cercato a ritroso fino ad adagiarmi pienamente soddisfatta sul loro album di esordio “Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not” del 2006 di cui mi piace, e molto, quasi tutto. Adoro la lunghezza dei loro titoli (v. post di Alessandro sugli Smiths per un commento ben fatto sul valore delle dimensioni), titoli talmente lunghi che se li impari a memoria praticamente sai già l’80% della canzone: “Red lights indicates that doors are secured”,” I bet you look good on the dancefloor”, “You probably couldn’t see for the light but you were staring straight at me” tanto per citarne alcuni. Per fare la prova del nove sul loro valore, andai a cercare la recensione di Ondarock su questo loro primo album… Ah ah ah, povera ingenua! A quel tempo mi sentii come immagino si senta qualcuno che a dicembre paghi per andare al cinema a vedere l’ultimo film-strenna di Christian De Sica: colpevole di mediocrità. Mah… bah… boh… non sono d’accordo. Non mi ritengo mediocre, tantomeno ritengo mediocri gli Arctic , non intendo nascondermi in cantina per ascoltarli e non intendo permettere a qualche critico tritatutto acido come uno yogurt scaduto di farmi rinnegare le mie simpatie.

Allora, considero Mardy Bum una canzone lieve perché parla di un bisticcio tra innamorati (non più che adolescenti): lei mette il muso perché lui arriva in ritardo, lui non apprezza la di lei pesantezza (dov’è andata a finire la pazzerella che rideva e scherzava e si faceva fare le coccole?). Ha un ritmo accattivante, il testo è curato (ascoltare per credere), e se proprio non piace… è pure corta. Ma a tanti che non la conoscevano e a cui l’ho proposta è piaciuta. Evidentemente lieve è bello anzi, sembra che gli stessi Arctic (o meglio, il loro cantante/chitarrista/autore dei testi Alex Turner) stiano rifiutando l’etichetta di essere qualcosa di più che quattro amici che si divertono a suonare insieme.

Il frammento è il momento del bisticcio in cui lui perde la pazienza e si ribella:

“Yeah I’m sorry I was late
But I missed the train
And then the traffic was a state
And I can’t be arsed to carry on in this debate
That reoccurs, oh when you say I don’t care
But of course I do, yeah I clearly do!”

Oh Mardy Bum! T’hai rotto le palle… suvvia, basta bisticciare e fate la pace…. Tra un po’ sarà pure Natale.

Il Frammento:

Il link al brano completo

p.s. il mio voto, a quel tempo, sarebbe stato di 4 stelle. Copio e incollo dal passato e confermo 🙂

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11 risposte a “ARCTIC MONKEYS | Mardy Bum

    • Siete TUTTI dei tesori, talmente signori da non ignorare i miei insopportabili piagnistei, malgrado ne avreste tutte le ragioni e la giustificazione già firmata da me medesima.
      La fiammella del Natale arde sempre più forte, alimentata dall’affetto degli amici. E m’importa sega se sono sdolcinata, d’altro canto è sempre il solito problema: sono una donna!!!
      Humbert Echo non so chi tu sia (o forse un sospetto ce l’ho) ma questo è un autentico miracolo natalizio e chi sono io per buttarlo via? Tengo tutto, tengo tutto, e vi tengo stretti… guai a perdervi.

  1. Allora, eccomi con colpevole ritardo a commentare la perla di Valeria (…ancora quella storia dell’ostrica di cui parlavo in risposta al tuo commento sul mio post relativo a Melody Gardot…).
    E dico perla perché il fatto è che, se i dark times di una settimana fa hanno consentito il parto di un post come questo, allora chissà che diamante tirerai fuori a fine gennaio! 🙂
    Insomma davvero è una durissima lotta per decidere chi fra te e Alex riesca a coinvolgermi di più con i suoi post.
    Entrando nel merito, ti dirò che non conoscevo gli Arctic Monkeys, ma sto provando a rimediare con l’ascolto del loro primo album (in cuffia in questo momento). Mardy Bum è molto carina.
    Concordo con Alex sul fatto che il frammento in sé non mi abbia colpito più di tanto, ma credo di capire che, in questo caso, più che la musica tu volessi evidenziarne il testo.
    Comunque grazie per aver allietato la mia giornata con questo momento di lievità.
    A presto (per gli auguri natalizi ci risentiamo fra qualche giorno!)

    • Marco comincio a volerti SERIAMENTE bene, e non sto scherzando. Sono così ipercritica con me stessa che non posso non pensare che forse, sapendo che non sono in piena forma, ci vai leggero apposta MA NON VOGLIO SAPERLO! Mi sembrava di aver scritto una cosa così mediocre (proprio nel post in cui mi ribellavo al fatto di essere considerata tale… schizofrenia nella depressione) ma così mediocre e mi consolavo dicendo con Alessandro che l’importante era stato farcela. E adesso tu mi dici che ti sei sentito coinvolto… Mamma, il Natale non sa quasi più di plastica bruciata e aromi sintetici 🙂
      Sì lo ammetto, il frammento era debole, proprio un pretesto. Ma gli Arctic Monkeys sono forti, ascoltali con fiducia e supportati con i testi… Alex Turner scrive bene, un po’ un Giovane Holden.
      A presto sì, per gli auguri natalizii: Alessandro sta facendo gli straordinari per farsi, farmi e farci una flebo di Natale (che il Signore ce lo conservi ancora a lungo)

    • Il frammento era debole, la canzone no e il tuo post tutt’altro che mediocre.
      Ma se lo dico io (e infatti non ho neanche affrontato l’argomento) non ci credi, se lo senti da Marco, quasi neppure.
      E purtroppo Umberto Eco, contattato, non mi ha assicurato che sarebbe riuscito a scrivere qualcosa a riguardo (non me l’ha voluto dire, ma temo che abbia il blocco dello scrittore – o era il gomito? – ), quindi dovrai accontentarti degli apprezzamenti poco credibili di questi due sub-umani che si fanno aggiustare i commenti dal correttore automatico di Word.
      Che dici? A Natale ti regalo un po’ di autoindulgenza?

    • Beh, quando una persona riesce a parlare di se stessa e di qualcosa che le piace (musica in questo caso), lo fa scrivendo (a mio giudizio) molto bene e nel farlo regala qualcosa di bello e strappa anche un sorriso a chi la legge, io non solo mi sento coinvolto, ma direi anche contento.
      E adesso basta smancerie o Alex mi farà una scenata di gelosia perché non ho ancora commentato il suo post 🙂
      (Alex: domani prometto di dedicarmi a Smith & Burrows!)

  2. E a me gli Arctic Monkeys piacciono da un po’, un bel po’, quanto basta perchè io li dimenticassi e per avere ora la certezza che mai avevo fatto caso al testo dell’effettivamente lieve Mardy bum e quindi grazie a Valeria che me ne ha fatto scoprire il contenuto divertente.
    Spero che questo commento sia lieve a sufficienza per galleggiare.

  3. Alessandro, io ed i fazzoletti non siamo mai lontani gli uni dall’altra, ma hai fatto bene ad avvisarmi 🙂
    Felice che ti sia piaciuta la canzone, la verità è che me ne piacciono di più altre (per cui non vedo forti impedimenti al fatto che anche tu ne troverai qualcuna da non schiacciare sotto il tacco) ma non sono lievi come Mardy Bum e a volte bisogna forzare la scelta all’argomento che si intende trattare. Tutto in questo post è stato lieve, perfino la forza dei miei argomenti. Infatti, in questo caso, sarebbe più corretto parlare di “debolezza degli argomenti”. Come ti ho detto, urgeva rompere il ghiaccio, e di fronte a certi impasse non si può andare tanto per il sottile.
    Di sicuro, cullata dal gelo esistenziale di gennaio, nei “giorni della merla” tornerò in forma… la mia forma.

  4. Ci sono dei gruppi che “mi piacerebbe da morire che mi piacessero” perchè ho la sensazione che siano dei gran fighi. E anche quando non l’avessi, ci pensano i recensori a sbrodolare ad ogni nuovo disco.
    Tra questi, gli Arctici Monkeys che però, nonostante mi sia più volte avvicinato ai loro pezzi,ce ne fosse uno che mi abbia risucchiato nel vortice!!
    Sono ancora convinto che sia per troppa pigrizia, chissà. Boh.

    Ad ogni modo, Valeria, felice per questa proposta, sono andato subito ad ascoltarmi il frammento, il momento killer secondo te, giusto?
    Uh che fastidio, non mi piace. Non mi piace, non mi piace (non mi piace).

    Devastato da questa ulteriore conferma che le nostre vite (mia e degli Arctic) difficilmente si incontreranno ancora, mi ascolto – come da protocollo del blog – la canzone intera……e invece no.
    Che bella, ma che bella proprio!!!!!

    Cioè, il frammento, poverino, resta lì schiacciato sotto la mia severa suola (e guai se si muove), ma nell’economia della canzone non ci sta male. Anzi, lo sopporto benissimo, e magari domani mi piacerà.
    Intanto, vado subito a recuperare l’album, così ora un appiglio da cui partire per “l’apprezzo” del lavoro completo.
    Lo considero il mio regalo di Natale, grazie.

    Bravi bravi (arctic monkeys e valeria), 4 stelle ai primi, 4 diavoline alla seconda.

    PS: Piccolo teaser per l’ultimo post prima delle feste: ho già scelto il pezzo, tieni i fazzoletti a portata di mano. (HA!)

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