Heart in a cage | The Strokes

Che fatica stavolta scegliere una canzone… L’ultima selezionata da Alessandro si è rivelata essere la colonna sonora perfetta di questi ultimi giorni, ha invaso ogni spazio libero tra un neurone e l’altro e non accenna a smammare. L’unica cosa che sembra accettare e permettere è una continua associazione di idee destinate a trascinarmi in un vortice di tristezza pure laine 100%. Che poi gli Smiths,almeno, la notte scorsa hanno sognato che qualcuno li amava, io ho sognato che mi pioveva acqua dal tetto (ma che cazzo!).

Scopertami a canticchiare l’Adagio di Albinoni, con un poderoso colpo di reni (ma anche no) provo a forzare la mente in un’altra direzione, in un estremo tentativo di auto-dimostrazione che “volere è potere”  (che forse è anche vero, ma il volere non è quello che “bisognerebbe” volere ma quello che si vuole e basta…. ma questo è un altro discorso).

Dicevo del colpo di reni:  dopo aver letto i risultati dell’ultima ricerca di mercato commissionata alla ns. società di sondaggi, abbiamo individuato un segmento vacante tra gli aficionados del blog. Allora: la terza età è garantita dal fatto che una volta ho mostrato il blog a mia madre. L’infanzia e la pre-adolescenza risultano coperte dai figli dell’autrice. La fascia adulta è ben rappresentata dai due autori stessi, quindi dobbiamo puntare tutta l’artiglieria sui giovani, ed  ecco che calo l’asso: The Strokes! (spero che qualcuno non si aspettasse i Modà, perché anche alla ruffianaggine c’è un limite, perlomeno alla mia).

Ok, fine dello scherzo: la canzone la posto perché mi piace. Punto. Non è straziante nel suono, ed il testo, pur se dolente, contiene abbastanza rabbia per dare la scossa (il famoso CARICA … LIBERA! di cui al commento precedente) . Per il mio socio compet-esig-ente riporto “paro paro” una recensione apparsa il 17/02/2001 sul New Musical Express (che mi auguro non essere il Confidenze d’oltre manica):

« Siamo franchi nell’affermare che gli Strokes sono i più grandi ‘bastardi’ che ci siano in giro al momento… Ci hanno mandato al tappeto con la passione e la purezza romantica del Punk Rock di New York, gli Strokes avanzano spavaldi con l’aria di poeti della strada che hanno mandato in pezzi la canzone pop, per sostituirla con la rabbia, l’incomprensione, l’odio, la libidine. Hanno illustrato in Technicolor e su schermo gigante tutte le frustrazioni dei giovani adulti…Ecco svelata l’essenza, a volte tanto profonda quanto casuale, dello stile di questi bardi fotogenici della Bowery.”

La canzone, come dicevo, mi sconfinfera assai: c’è il ritmo, ci sono le parole giuste, e soprattutto c’è la voce di Julian Casablancas al quale, a partire dal nome, sembra non mancare niente. Una bella voce matura, profonda, suadente che difficilmente abbinereste ai lineamenti delicati di questo 33enne che anche a sessant’anni scommetto assomiglierà ad un adolescente imbronciato e tenebroso (appartiene alla stessa razza di Leonardo di Caprio, Ralph Macchio, Scott Baio & Co. tanto per intenderci).  Sembra che la canzone parli di una storia d’amore finita (that’s incredible!), e che la Stronza in questione voglia far credere al Lui Devastato che lo lascia per il suo bene. Scommetto che a tutti è capitato almeno una volta nella vita di subire questo trattamento da turchi senza neanche poter ricoprire il Falso Buon Samaritano di improperi, perché cosa puoi dire ad uno che ti molla per il tuo bene? Per coloro i quali si trovassero a corto di idee, ho trovato su Youtube questo commento al brano che potrà forse essere d’ispirazione per tutti i futuri casi:

“I can really image what this song could be about…his girlfriend breaks his heart using the old “You’re better off without me” kind of excuse and he’s saying “no, I’m not YOU BITCH!”.

Il frammento è la prima strofa con brevissimo ritornello, a livello di testo la parte che preferisco, per la precisione con cui rende l’insofferenza verso i buoni intenzionati in malafede:

Well I don’t feel better
When I’m fucking around
And I don’t write better
When I’m stuck in the ground
So don’t teach me a lesson
Cause I’ve already learnt
Yeah the sun will be shining
And my children will burn

Oh the heart beats in its cage

Adesso lo sapete anche voi: non sopporto le banalità (il sole splenderà, Pippo Baudo è un professionista, i brasiliani hanno il ritmo nel sangue, non esistono più le mezze stagioni…). Non le sopportano nemmeno gli Strokes, soprattutto quando hanno la luna storta.

Ecco fatto, post finito, sforzo di volontà compiuto, adesso tocca a voi… a tutti voi, ma soprattutto a VOI GIOVANI  (per esigenze di copertura del target :-))

Il Frammento:

Il link al brano completo

Annunci

6 risposte a “Heart in a cage | The Strokes

  1. “Vision of division” MOOOOLTO meglio. Mi è piaciuta almeno una stelletta in più. Strana in effetti, obliqua, con voce sempre OK, un po’ Kurt Cobain stavolta. La riascolterò ancora.

    Sulla chitarra nessuna pietà: assolo centrale outdated e anacronistico (la somma delle due parole) intollerabile anche per una band di quindicenni.
    Quel giorno spero di avere almeno due colpi in canna, altrimenti tra IoCheAscoltoISuoiAssoli e LuiCheGratificatoSeLiSuona VERAMENTE non saprei chi scegliere.

  2. Senza sarcasmo dico che il tuo giudizio tecnico mi serviva, ovviamente a me la chitarra sembrava suonata bene. In sostanza ci troviamo d’accordo, anche per me il brano è da 3 stelle (che cmq non è male, significa proprio un bel pezzo). Il plus di questo gruppo secondo me è la voce in effetti, bella bella bella. Un altro brano che potrebbe piacerti (più di questo perlomeno) è Vision of division. Il mio orecchio inesperto lo trova abbastanza spiazzante, non va dove ti aspetti… ascoltalo (e dammi carne ovviamente). Piccola ripicca: se gli Stroke non ti sembrano incazzati neri (e non lo sono) cosa mi dici di We are the pigs? Ad ogni buon conto W Julian Casablancas

  3. Ebbene, questa canzone ha qualcosa che mi intriga. Proprio il tuo frammento è la parte che mi ha incuriosito, quella “Oh the heart beats in its cage” che chiude il cerchio. E da lì sono partito per valutare il resto. Bella voce il cantante!!
    Questo gruppo lo conoscevo solo di nome, e ammetto che neanche l’avevo bene collocato nel tempo (pensavo fosse più…storico).
    Complessivamente la song mi è piaciuta abbastanza, soprattutto il bridge verso la fine (forse la parte più bella del brano).

    Il testo, sì ok, saranno anche incazzati ma non mi sembra particolarmente ispirato (anzi, tolgo anche ‘particolarmente’) ma come si disse qui da qualche parte, sono canzoni quindi prima la musica, poi, eventualmente, il testo.

    La musica in questo caso è ok, TRANNE il lavoro fatto sulla chitarra: dio che banalità, uno scialbo tentativo di usare la tecnica, anzi ‘le dita’ senza dire/suonare nulla di vagamente interessante, andando col pilota automatico e sfoggiando quei riff solo un filino migliori del chitarrista di Enrico Ruggeri…mi sfugge il nome… ma che vorrei avere la macchina del tempo per tornare indietro di vent’anni per vedere se sanno già di vecchio…..(risposta: “sì, sanno già”).

    3 stelle

Esprimiti! Lascia un Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...