TRACEY THORN – Tinsel and Lights

tinselandlights“You said I’m so cold I can’t remember my name, and I said the same”

Un giorno ti svegli, e tutto diventa più difficile: finestre appannate, la vista pure, anche con gli occhiali, il parabrezza dell’auto da sbrinare che ti fa perdere i cinque minuti che già non avevi perchè in ritardo di dieci.
I più acuti si chiederanno il motivo di questa mia idiosincrasia per le superfici vetrate.
Io odio l’inverno.
Semplice, banale, lineare: nemmeno la soddisfazione di essere tra quelli che odiano l’estate – tanto dura poco – o la mezza stagione che, com’è noto, “non c’è più”.

Ecco, sono già in configurazione Natale, o meglio pre-configurazione: quel passaggio obbligato che è l’aggravante alla mia avversione per il freddo e che ha il suo picco nella settimana di metà dicembre, quella in cui – colpa mia – non sono ancora in modalità “Natale” quando invece fuori è tutto un gregge che corre di qua e di là a comprare “qualcosa“, mentre vorrei solo poter avere un microfono gigante per urlare amplificata la mia disapprovazione “…ma dove cacchio andate???”.

E invece, vuoi che sono sempre in anticipo sui tempi – un microfono così grande ancora non esiste – vuoi che poi anch’io entro nell’ordine di idee che ci sono (alcune) cose ben peggiori, finisce che poi mi riascolto le musichedinatalechemipiacciono… e alla fine un po’ mi ammorbidisco e tutto riprende a scorrere. Continua a leggere

MIDLAKE | Bring Down

Qualche giorno fa abbiamo ricevuto una visita al blog dal Brasile. WOW!
Probabilmente in debito di film, io me ne sono fatto uno tutto mio dove il nostro brasiliano è un tipo preromantico, teme l’arrivo dell’estate, il sole e l’allegria ma è già, controvoglia, in maniche corte. Un tipo fuori norma, in effetti, chissà con che terrore attende il carnevale di Rio….
Comunque, sarà di sicuro frutto delle cavalcate della mia mente, ma metti che sia davvero così! Non sarei io se gli negassi un tenero ricordo dell’autunno triste e piovoso che qui è il presente (e lo sarà per, arrotondiamo, almeno centocinquanta giorni), giusto?
Quindi, et voilà, i Midlake.

Non vogliamo essere accusati di plagiare i Radiohead. […] Ascolto molto molto di più i Jethro Tull che i Radiohead […] e potrei scrivere dieci canzoni simili a quelle dei Radiohead prima di una che ricordi i Jethro Tull.”
Dei Jethro Tull parleremo un’altra volta, ma secondo voi, potevo lasciar correre un’affermazione come questa (plagiatori di Radioheaduna delle mie più belle ossessioni), pur presuntuosa e arrogante, e non andarmi ad ascoltare l’album ‘incriminato’?

Non potevo. Continua a leggere

SIGUR ROS | Dauðalogn

Eccolo, è lui, finalmente è tornato il vate delle congiunzioni, silenzio tutti, vediamo se stavolta ci scappa anche qualche contenuto.
Più o meno queste le entusiastiche reazioni al mio primo post dopo tanto tempo, nei miei sogni: questo momento l’ho immaginato mille volte 😉 e – precipitando nella realtà – nelle chiacchiere dei giornali, nei si dice insistiti, nei provini che mediaset ha programmato a raffica,  ho invece vissuto l’altro ‘ritorno’ due miliardi di volte di più dispiacendomi che l’evento Celentano abbia offuscato e vanificato l’effetto del mio calcolato periodo di allontanamento dalle scene. Vabbè, rispettiamo i nonni, perchè senza i nonni non ci sarebbero i nipoti. Continua a leggere

Un Anno di SoloFrammenti

Finalmente una bella notizia: esattamente un anno fa pubblicavamo il primo articolo su SoloFrammenti. Auguri!

E dire che all’inizio pensavamo avrebbe potuto essere solo un modo alternativo per comunicare tra noi (Valeria e Alex) risparmiando i costi degli SMS.
Così infatti è stato per un po’ di tempo (Alex: “io ho risparmiato tantissimo!”) quando, oltre a una ristretta cerchia di amici, gli unici frequentatori del blog eravamo noi, sempre noi, solo noi, e scherzavamo sul fatto che prima o poi avremmo annotato i codici accesso dell’home banking per custodirli finalmente in un luogo sicuro. Continua a leggere

DERIVA | Nowhere Land

Ehm…la volta scorsa non sono stato completamente sincero. Ho lasciato intendere che il mio compleanno fosse imminente (imminentissimo) quando invece non lo era.
Roba forte. Grandi rimorsi.

In queste settimane mi sono quindi affiorati strani pensieri sulla correttezza, tipo le  scale mobili in Inghilterra dove tutti (gli inglesi) restano a lato per far passare chi ha fretta,  l’integrità (bla bla bla…e altre cose che vi risparmierò), e mi sono girato e rigirato nel letto finchè ho deciso di chiarire questa situazione ‘forzaitaliana’ in cui sono stato equivocato a causa di un malinteso e per colpa della stampa malevola.

Ebbene, è oggi.
Peggio, è un altro anniversario del mio 30° compleanno! E non è di quelli facili  perchè – ulteriore aggravante – di quelli multipli di cinque, in cui i già predisposti come me non solo fanno il ‘bilancio’  (che quello si fa ogni anno, of course) ma anche la verifica del piano quinquennale appena terminato per, appunto, verificare, prendere la matita rossa e segnare, segnare, segnare.
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ZECCHINO D’ORO | Il Pianeta Grabov

Detesto i compleanni (i miei, tutti).
Non li ho mai festeggiati con leggerezza nè con il giusto grado di importanza (o forse sì?…); nè quelli numeri primi, neanche quelli divisibili per due o quelli di passaggio, figuriamoci la devastazione dei multipli di cinque.
Già l’inizio di quel mese mi infastidisce e mi lascia la sensazione di essere in uno di quei videogiochi in cui ti si chiudono le porte dietro e devi cavartela da solo, senza armi e con sole tre vite.
Che poi nella pratica è solo una, e allora forse è l’idea del miglio verde quella più più calzante: un percorso lungo trenta giorni che ti porta inevitabilmente al giorno dell’esecuzione o, almeno per uno molto poco serial killer come me che la cosa più simile a un essere umano che ho ucciso (seppure più intelligenti di certa gente che vedo in TV) sono le cavallette, più vicino a essa.

Quando non riuscii a non compiere trent’anni l’avvilimento fu tale che, convinto, andavo dicendo che il bambino che era in me era ormai irrimediabilmente… MORTO. Continua a leggere

LANA DEL REY | Born To Die – l’album

Di questa ragazza se ne sono dette “di ogni”, tanto che in questo articolo si potrebbe facilmente finire per parlare di tutto fuorchè della sua musica.

Correrò il rischio.

Lana Del Rey, che ti guarda dalla copertina del cd con il reggiseno rosso sotto alla camicetta bianca trasparente.
Lana del Rey, con le labbra a canotto e i capelli rossi alla Rita hayworth.
LDR (Lana Del Rey) di cui si raccontano frequentazioni recenti con Axl Rose (Guns&Roses) e meno recenti con Marylin Manson (brr). [per i fan di Laura pausini: poteteprocedete oltre, non entrerò nei particolari]

Avrete già tutti un’opinione ben chiara, come l’avevo anch’io. Un altro troione. Continua a leggere

PACIFICO | L’Ora Misteriosa

Ecco, proprio quando ti viene sempre più rimproverato di ascoltare solo musica NON ITALIANA, e quando tu ormai se lì lì per rassegnare le armi e dire: ciao sono Alex e sono esterofilo da vent’anni… ecco che, pacifico, arriva lui a calare non un asso ma un intero album di assi (e più di quattro, comunque).

Pacifico (Luigi De Crescenzo) è un autore che seguo da parecchio, seppur con la coda dell’occhio: non è uno che buca lo schermo (neanche quello di uno smartphone) e non ha poi questa grandissima voce (fina fina, sempre molto composta ed educata, non proprio caratteristica, insomma) ma scrive delle gran belle canzoni, sempre in punta di penna ed elegantissime, tanto che anche le meno riuscite sono almeno per nulla banali.
Piccole perle che non hanno – la forma sulla sostanza, solite storie –  il riscontro che meriterebbero, secondo il mio parere – giusto e modesto insieme, guarda un po’ la combinazione – proprio a causa della sua non grandissima voce (e che non si mette il mascara negli occhi, e che non è sempre in televisione, eccetera) che non può e non potrà mai evocarmi pensieri di pericolosa felicità e nemmeno di devastante tristezza ma solo…mestizia (perdonami Gino). Continua a leggere

RADIOHEAD | Nice Dream

Quante volte avrò citato i Radiohead in questi mesi? Una, due, tre, cinque ?
Naturalmente parlo di ‘milioni’ ed è facile che sia la cifra giusta – arrotondata per difetto – contando quanto li ho finora tirati in ballo per le similitudini con la canzone recensita, la voce di Thom Yorke, le mie passioni di ieri, la costruzione complessa dei loro brani e bla bla bla bla.

Tutto già detto in mille modi, nel tentativo di sembrare ogni volta unico e originale, ma soprattutto di mascherare la vera unicità – nel senso “solo uno e sempre quello” –  stava nel contenuto, questo: i Radiohead sono stati per molto tempo nel mio cuore;  una passione tanto forte quanto inattesa (ebbene sì, ero una groupie, e allora?), slegata dalla musica che ascoltavo quando mi avvicinai a loro per la prima volta. Continua a leggere