DERIVA | Nowhere Land

Ehm…la volta scorsa non sono stato completamente sincero. Ho lasciato intendere che il mio compleanno fosse imminente (imminentissimo) quando invece non lo era.
Roba forte. Grandi rimorsi.

In queste settimane mi sono quindi affiorati strani pensieri sulla correttezza, tipo le  scale mobili in Inghilterra dove tutti (gli inglesi) restano a lato per far passare chi ha fretta,  l’integrità (bla bla bla…e altre cose che vi risparmierò), e mi sono girato e rigirato nel letto finchè ho deciso di chiarire questa situazione ‘forzaitaliana’ in cui sono stato equivocato a causa di un malinteso e per colpa della stampa malevola.

Ebbene, è oggi.
Peggio, è un altro anniversario del mio 30° compleanno! E non è di quelli facili  perchè – ulteriore aggravante – di quelli multipli di cinque, in cui i già predisposti come me non solo fanno il ‘bilancio’  (che quello si fa ogni anno, of course) ma anche la verifica del piano quinquennale appena terminato per, appunto, verificare, prendere la matita rossa e segnare, segnare, segnare.

Ma in una vita media/normale cosa ci sarà mai da verificare? Le relazioni, la famiglia, il lavoro, una certa stabilità in tutti questi ambiti sono argomenti di primo piano e ricordarsi che grazie a Dio ci sono tutti (credetemi, sono bravo, lo faccio quasi ogni giorno) mi permette di vivere con il giusto  ottimismo  – parola grossissima – la quotidianità, ovvero il solito tran-tran che sembra il giorno della marmotta nel film “Ricomincio da capo”.
La verifica riguarda invece i piani a medio termine – di solito i sogni o le aspirazioni artistiche – che puntualmente non sono riuscito a realizzare (ma spesso, ancora peggio, completare) per i motivi più disparati, anche per una certa mia tendenza al perfezionismo.

Inutile dire che questi eventi sono – altolà, non identificatevi, ricordate che questo è il mio blog e si parla sempre di me – un generatore di rimpianti fenomenale, un tunnel che neanche quello dei neutrini della Gelmini!!, con la capacità di  farti sentire una versione migliorata del modello di Dolce&Gabbana quello sulla barca con il costume bianco con la ragazza gnocca uguale incompleto, inconcludente e inadeguato a 360 gradi.
Per questo, ma non solo, questo giorno lo vivo male, ma di un male che neanche sapete, con il pensiero fisso che niente sarà più come prima e che, se anche in George Clooney ormai comincia a trasparire una certa aura senile, cosa potrò mai fare io per combattere certi odiosi meccanismi di deterioramento?… per cui l’unica opzione è accettare il fatto e, come per le mozzarelle, controllare (festeggiare?) ogni tanto la data di scadenza.

Che sarebbe poi, vivere la propria vita come fanno tutti.
Allora prometto, lo (ri)farò.
Da domani, però.
Prima c’è il frammento che, come avrete dedotto dal mood odierno, non darà spazio a fatue allegrezze (chissà se ho mai recensito un frammento vagamente allegro. Risposta: NO).

Ed è un frammento particolare, che non mi arriva dritto al cuore com’è per tutti gli altri miei, ma dal mio cuore…parte.
In altro modo non saprei spiegarlo.

Si tratta di Nowhere Land dei Deriva, una band a cui sono molto legato e che rappresenta un periodo della mia vita in cui molte opzioni (mentre io pensavo di no) erano ancora…aperte, cliccabili, affrontabili.
Sono convinto che ci fosse del talento nella band, e ancora più nelle loro canzoni. Ma anche loro come me, sprovvisti di autoindulgenza e vittime di questa mania di perfezionismo suicida, non erano mai sufficientemente contenti del risultato della loro musica i cui demo – troppo scoraggiati loro per proporli –  restavano/restano per lo più inascoltati e tenuti vergognosamente nel cassetto dei progetti “da sistemare”.

Un delitto. E per di più, imperfetto.

Succede allora – e torno alla mia storia – che, nel flagellarmi in attesa del giorno fatidico e sui perchè tante cose restino al palo, non finite, non presentabili, non abbastanza rispondenti a ciò che avevo in programma, per una serie di coincidenze (o forse no)  qualche giorno fa vengo a conoscenza del wabi sabi, una visione del mondo giapponese connessa anche con il buddismo, che accoglie il concetto della bellezza imperfetta.

[..] il wabi-sabi è la più evidente e particolare caratteristica di ciò che consideriamo come tradizionale bellezza giapponese dove “occupa all’incirca lo stesso posto dei valori estetici come accade per gli ideali di bellezza e perfezione dell’Antica Grecia in Occidente”. Andrew Juniper afferma che “se un oggetto o un’espressione può provocare dentro noi stessi una sensazione di serena malinconia e un ardore spirituale, allora si può dire che quell’oggetto è wabi-sabi”. Richard R. Powell riassume dicendo “(il wabi-sabi) nutre tutto ciò che è autentico accettando tre semplici verità: nulla dura, nulla è finito, nulla è perfetto“.[..]

Bellezza imperfetta. Oh!
Uno squarcio, quasi una rivelazione. Non so se la mia testa abbia decodificato il significato wabi sabi così com’è inteso all’origine ma il termine era esattamente ciò che mi mancava, la giusta motivazione per mollare un po’ la presa e be more relaxed rispetto a tutte le cose perfettibili-per-sempre che fanno parte del mio universo.

Ho deciso quindi di farlo subito e, nonostante non tutti i componenti della band siano a conoscenza delle mie intenzioni, darò in pasto al pubblico un brano non pronto, non finito, imperfetto e, soprattutto, non conforme a “come suonava nella testa degli autori”, giusto per ripetermi che la perfezione non deve diventare un lumino in fondo a un tunnel infinito anche perchè, come lessi proprio qualche giorno fa sulla carta da cucina tipo-scottex-ma-della-coop in un’acqua completamente pura non ci sono pesci (molto wabi sabi anche questo, no?)

Veniamo al pezzo: si tratta di un brano di quelli che a me piacciono tanto del “modulo obliquo A“, con ricerca di armonie dall’incedere più o meno imprevedibile che tendono a stupire l’ascoltatore più attento (l’altro ascoltatore, quello “meno“, a quel punto lo avremo già perso. Pazienza).

Il brano è piuttosto complesso (e lungo, pure), quasi una suite, diviso in tre momenti (strofe multiple + ritornello + coda strumentale + chiusura) ben rappresentati anche dal testo in cui è immediatamente tangibile il senso di malessere molto “radiohead” che aleggia ovunque.

Il frammento scelto è il ritornello, la parte più allegra  del brano (mail di ringraziamento: so che vorreste, ma non fatelo).
Delle composizioni del gruppo questa risulta essere la meno immediata quindi senza la forza dirompente di un hit-single (in realtà era il pezzo di chiusura dell’album) ma ha nella costruzione e nell’arrangiamento un fascino particolare un po’ per i fatti suoi e per niente piacione, quella bellezza triste che la rende ai miei sensi sensuale e sfuggente…in una parola: irresistibile.

Curiosa l’origine della canzone: la melodia del flauto (che apre e chiude il brano) è presa proprio da quella del sogno (un ‘vero’ sogno che l’autore è riuscito a ricordare) che viene poi raccontato nel testo.

Breaking news! Oddio. Probabilmente in Nowhere Land c’è l’imprinting dei miei frammenti ed è alla base dell’algoritmo/combinazione che spalanca tutte le porte del mio cuore.
Ma che breaking new è questa?” direte voi.
E’ vero, tutto sommato una breaking news piccola e personale,  (forse non avrei dovuto usare il grassetto, eh eh) ma non ci avevo mai pensato fino a ora e probabilmente non poteva che essere così, e anzi avverto una similitudine impressionante con alcuni brani cardine – come già dissi: inglese o norvegese non importa – della mia (disin)formazione musicale.
Il primo che mi viene in mente è SAVOY | Isotope (dove la campana ‘a morto’ iniziale ha la stessa funzione desolante del flauto di Nowhere Land), ma anche RADIOHEAD | Lucky e svariate altre ma il punto non è questo.

Il punto è proprio l’esistenza della bellezza imperfetta.

Non sarà la cura, nè la soluzione, spero almeno sia un coadiuvante (o un eccipiente?) per il trattamento di questo mio ricorrente senso di occasioni perdute (oltre all’incontrovertibile fatto che ci si avvicina di buon passo al capolinea) che da anni mi tormenta per tutto il mese di luglio.

Che wabi sabi sia uno stimolo per archiviare il prossimo anniversario come il primo in cui riuscirò a fare più belle cose imperfette?
O che sia meglio invece rimanere in quella neanche-tanto-ristretta cerchia di persone che per anni lavorano di cesello? Del resto illustri sconosciuti come Luigi Meneghello e Gabriel Garcia Marquez hanno negli anni continuamente aggiornato i loro lavori.

[qualche notaio ci terrà a precisare che loro,  i libri li avevano pubblicati, le cose le avevano almeno finite. Da notaio del notaio ci tengo a precisare – così per non sembrare presuntuoso da qui alla luna e ritorno – che tra me e loro questa non è certo l’unica differenza, sigh]

Meglio uno o l’altro? Oggi, adesso, in questo momento, proprio non saprei.
Riesco solo a pensare che non avrei mai voluto diventare diversamente giovane e neanche – come mi suggerisce un amico affascinato dall’aldilà – la vedetta privilegiata che rassicura gli altri sulla presenza di vita o meno “là più avanti”.
Mmmhhh…nonostante lo spiraglio di wabi sabi, non vedo l’ora che oggi diventi domani che, come non possiamo non sapere, “è un altro giorno“.
E allora ne mancheranno solo altri 364 al prossimo anniversario!!! Come farò a fare in così poco tempo e per-fet-ta-men-te tutte quelle cose che ho promesso? Ecco, ci risiamo….

Wabi Sabi a tutti!

Voto: Cinque stelle

PS: un abbraccio a Marco, Nicola e Andrea e un ringraziamento a Ivana Marzarotto (flauto) e Jason Pfaff (Nowon Studios, Buffalo)

Testo di Nowhere Land

Il frammento:


Il brano completo:


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11 risposte a “DERIVA | Nowhere Land

  1. Pingback: Al posto di…ovvero di come da un (presunto) male possa risultare un (presunto) bene « Ildiariodistefi's Blog

  2. Ok, è ufficiale: sono il peggior ingegnere informatico della terra.
    Insomma da uno con il mio titolo di studio ci si aspetterebbe una passione smodata per tutti quei gadget tecnologici che tanto vanno di moda oggi, a partire da smartphone e tablet vari. E invece no! Io faccio fatica addirittura a rispondere agli SMS (normalmente se la risposta necessaria va oltre il “si” o “no” preferisco telefonare al diretto interessato e risolvo la questione…), figuriamoci a commentare un post utilizzando la tastierina di un display touch da 7 pollici.
    Tutto questo per dire che oggi, dopo 3 settimane di “vacanze” (uso le virgolette perché in realtà i miei 2 angioletti riescono sempre a rendere questi periodi più faticosi di quelli di lavoro) durante le quali il mio collegamento con la rete era costituito per l’appunto da un Galaxy Tab (gentilmente fornitomi dal mio datore di lavoro, visto che altrimenti non avrei mai pensato di acquistarne uno), ritrovandomi finalmente davanti ad una tastiera e ad un monitor “come si deve” posso, con soli 21 giorni di ritardo, commentare il post di Alex!
    Qualunque augurio (o assenza di esso) relativo ad anniversari vari sarebbe a questo punto superfluo, quindi mi atterrò unicamente al frammento (e al brano) in questione: BELLISSIMO!
    Eh si, dal basso della mia trascorsa esperienza di cantante in una scalcinata band di ventenni (oddio, se penso a quanti anni sono passati da allora viene il magone anche a me) posso dire “magari avessimo mai raggiunto noi un tale livello di bellezza imperfetta!”
    Insomma, non so perché i Deriva non abbiano mai pubblicato i loro demo (come mi pare di aver capito) né tantomeno degli album completi, ma posso dire che io un album contenente brani come “Nowhere Land” lo avrei comprato (o quanto meno scaricato…). Quindi, se per caso dal fondo di qualche cassetto saltasse fuori qualche altra chicca di questo genere, sai come contattarmi 🙂
    Sulle molte qualità del post in sé (e del modo di scrivere di Alex) ogni commento sarebbe sempre più ripetitivo e farebbe la fine del rumore di quella ventola da PC cui accennava Valeria, quindi sorvolo.
    Rimane il wabi-sabi: ma quante ne sanno i giapponesi?!? (e tu con loro…?!?)
    Davvero un’illuminazione: considerami pure l’adepto 1523512633 perché ovviamente da oggi nulla sarà più come prima (o forse, imperfettamente, si…)

    • Eh già, dici bene, nulla sarà più come prima. In senso universale, certo, ma io ora molto più terra terra mi riferisco alle mie gambe, provate oggi da un percorso di 40km in bici (con annessa palla al piede di 15 kg su seggiolino posteriore – anch’io sono in vacanza in questi giorni). Per me – che ho seriamente preso in considerazione l’idea di installare una webcam in cucina per verificare che il caffè sia effettivamente pronto e muovermi dal salotto solo di fronte all’evidenza dei fatti – è sicuramente un Giorno pieno di significati meritevoli di menzione, quali:
      – un primato (per me, di certo)
      – l’espulsione totale delle tossine (che, visti i risultati, erano invece quelle che prima mi facevano stare COSÌ BENE!)
      – il “carramba che sorpresa” di quei muscoli che mai avrei pensato di avere (o di avere vivi) e che ora li sento tutti che mi fanno compagnia
      – leggende metropolitane rivelatesi false: “mi scoppia il cuore”… E invece scopri che non succederà. Nè per la felicità, nè per la salita INUMANA che hai davanti. Vedrai invece la tua vita in un attimo, velocissima (tutta, tranne la parte della salita), fino a che non arriverai in cima, devastato, a pari merito con quella bambina con la bici rossa con l’ombrellino, ciarliera e fresca come una rosa che quasi poco sportivamente ti verrebbe di… (Oh, ci sono anche i suoi genitori – sorriso).
      – decidere (e farlo) di scrivere un miliardo di caratteri con il cell al meglio delle proprie possibilità odierne (l’indice). Credo solo per questo di essere in zona semi-dio-digitale (“digitale” solo per via dell’indice, Marco, non voglio innescare rivalità in ambito tecnologico).

      Ecco, una gita in bici fa tutte queste mirabolanti cose (sono riuscito a non parlare di me, stavolta? NO)

      Sui deriva, lieto che ti sia piaciuto il pezzo.
      Forse loro meritavano di più – come molti di noi che non sono nati rockerduck o Gastone – ma avrebbero potuto essere più determinati, e le cose sarebbero andate diversamente.
      Sto leggendo proprio in questi giorni la biografia di steve jobs che, anche quando era ancora un giovane cazzaro, le sue cose le ha sempre “fatte succedere” senza curarsi dei “se” e dei “ma”.
      Questo mi fa riflettere sul mio passato, su un po’ di presente e spero mi sia utile per il futuro. Non so da dove comincerò a mettere a frutto questi “insegnamenti”; di certo ora, se non trovo la mozzarella di bufala sullo scaffale della coop mi accerterò che sia realmente esaurita – anche là dietro in magazzino.
      È probabilmente un po’ meno eclatante di quanto si aspetti da me il vecchio steve, ma cercherò di stupire sulla lunga distanza….

      ‘Brossurina’ anche da ‘mobile input’, eh?
      Invece ho cercato di condensare tutto nel consueto haiku (in cui, me lo devo proprio dire, sono sempre più bravo), ma ALCUNI PASSAGGI sarebbero risultati poco chiari, quindi ho finito per lasciare l’extended version (dub remix).

      [si noti che, in perfetto spirito wabi sabi, non ho ricontrollato – o almeno non in maniera maniacale – punteggiature e maiuscole]

    • Guarda, ormai sei quasi giunto al vertice della classifica dei miei idoli di tutti i tempi (poco sotto il Boss e Chuck Norris per intenderci).
      Scrivere tutto quel che hai scritto utilizzando un dispositivo mobile (anche uno di quelli con la mela morsicata sul retro) per quanto mi riguarda è impresa assai più ardua di 40km in bici comprensivi di zavorra e tutti in salita…
      Per il resto buone vacanze e ci risentiamo presto 🙂

  3. Nel pieno spirito del wabi sabi, ma anche e soprattutto del WASABI, che rende talmente piccante tutto ciò a cui arriva vicino da rendere insensibile anche il palato più raffinato (sì, parlo di te), ti auguro BUON IMPERFETTO ANNIVERSARIO dei tuoi 30 anni, alla faccia tua e dei tuoi divieti che da anni mi impediscono di festeggiarti come vorrei. E come meriteresti! E se questo augurio pubblico e ufficiale proprio non ti va giù, mettici sopra – appunto – un po’ di wasabi: addormenta tutti i sensi, anche quelli di colpa (per non aver festeggiato degnamente finora, e per non aver recensito prima un brano dei Deriva). AUGURI!

    • Forse non è una risposta precisa ai tuoi auguri, ma quando poco fa la candelina sulla torta si è spenta e, per non scontentare i bambini l’unica opzione è stata accendere un lumino, non so… un po’ mi ha fatto ridere…e un po’ no. Un abbraccio.

  4. Oddio, non so se sono abbastanza in forma per commentare questo tuo post con tutta il rispetto che merita… Ma da furbetta mi dichiaro subito soggetto sensibile al Wabi Sabi, e mi esprimo anche se tutto quello che dirò risulterà come minimo perfettibile.
    Intanto: auguri! e vaffanculo i multipli di cinque, il diversamente giovane e tutte le campane a morto dalle quali ti fai rintronare ogni anno di questo periodo. Mi rendo conto che la ripetizione di alcuni concetti invece che rafforzarli li indebolisce, ed è per questo che tutto il bene che ti voglio, che penso di te e che dico di te, invece di mantenerti costantemente su di giri e permetterti di vendere ad altri i BARILI DI TUA autostima in eccesso, ti porti a considerare le mie messe cantate come il rumore della ventola del pc in ufficio… e chi la sente mai??? Per favore, oggi concentrati per una volta proprio su quella e ascolta quello che dice: oggi ti sta dicendo che, pur essendo tu sempre stato una bella persona, è innegabile che il passare del tempo ti migliori costantemente… Ahimè sì, per te come per noi tutti, c’è un prezzo da pagare e il momento si avvicina ogni anno di più, ma la fila alla cassa è ancora lunghetta … raccontiamoci ancora qualcosa, nel nostro modo… sono sicura che riusciremo più di una volta a dimenticarci di dove siamo e cosa stiamo aspettando.
    Secondo concetto: che regalo ti sei/ci hai fatto per questo anniversario tanto vituperato…. Lacrime agli occhi come minimo, e commozione, tenerezza, malinconia ma anche e soprattutto “ti stimo fratello”… quale segnale più forte di rottura con il passato (e quindi con le paranoie da perfezionista) che pubblicare questa canzone dichiaratamente “non pronta, non finita, non perfetta” anche se dico così solo per citare le tue parole, perchè a mio avviso non le manca nulla (ma io, si sa, appartengo al gruppo degli ascoltatori “meno attenti”).
    L’inizio è da lacrime agli occhi (e non vale dire che con me il gioco è facile… ti ricordo che ieri NON mi hai visto piangere). Quindi le lacrime per l’avvio di Nowhere Land non sono involontaria trasudazione, ma reazione emotiva a un preciso stimolo, e pure bello. CHE FIGHI I DERIVA (peccato che lo sapessero tutti fuorchè loro?).
    E, per finire, sì ti confermo la “breaking new” … in questa canzone C’E’ SENZA OMBRA DI DUBBIO l’imprinting dei tuoi frammenti 🙂
    Mi unisco alla Stefy qua sopra, e ti chiedo ancora di questa musica, se vorrai e potrai. Fa tanto male in un certo senso ascoltarla, per tutto quello a cui apre le porte, ma “il naufragar m’è dolce in questo mare”.

    • cara adepta wabi sabi n. 1523512632, sono contento che anche tu sia “soggetto sensibile”.

      Riconosco che le tue parole, belle, ma anch’esse imperfette (temo per le mie aspettative troppo alte – mancavano ad esempio “sua maestà imperiale” o “oh mio imperatore”, che i miei bimbi DEVONO supplicare perchè io smetta di far loro il solletico UAH UAH UAH!!!), dovrebbero in effetti produrre inusitate dosi di autostima. E forse lo faranno e io quel giorno sarò pronto, e invece di un silos per contenere tutti i miei compleanni (e anniversari) prevedo che ne prenderò due, per stoccare anche l’autostima o, nei periodi più duri, affittarlo (già mi immagino il furbo annuncio autoselettivo: “affittasi silos per stoccaggio autostima. Solo a chi avrà il coraggio di telefonare personalmente”).

      Per il resto – come detto a Stefy – lasciamo che wabi sabi faccia il suo lavoro.
      Se c’è futuro, se i Maya avevano torto, allora chissà cosa c’è in serbo per me e per voi.
      “Now I am in nowhere land”, e probabilmente questo è un fatto, ma questo non significa che non possa essere presente come prima (dopo aver considerato le tariffe del roaming chiamando dal posto dove sono, naturalmente).

      …mancano circa 10 ore e poi torniamo alla noiosa quotidianità. Ce la posso fare. (e qui mi tornano utili i tuoi “Auguri”)

  5. Evviva la bellezza imperfetta, dico io, perchè sono proprio quelle piccole asperità ed irregolarità di forme a segnarela nostra anima.
    Caro il mio bello imperfetto, grazie del frammento di oggi. E visto che è una giornata speciale e che il ghiaccio è rotto, vorrei tanto che aggiungessi la recensione di un pezzo che trovo meraviglioso, War.
    Che per me è un brano pronto, finito, perfetto.

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