ZECCHINO D’ORO | Il Pianeta Grabov

Detesto i compleanni (i miei, tutti).
Non li ho mai festeggiati con leggerezza nè con il giusto grado di importanza (o forse sì?…); nè quelli numeri primi, neanche quelli divisibili per due o quelli di passaggio, figuriamoci la devastazione dei multipli di cinque.
Già l’inizio di quel mese mi infastidisce e mi lascia la sensazione di essere in uno di quei videogiochi in cui ti si chiudono le porte dietro e devi cavartela da solo, senza armi e con sole tre vite.
Che poi nella pratica è solo una, e allora forse è l’idea del miglio verde quella più più calzante: un percorso lungo trenta giorni che ti porta inevitabilmente al giorno dell’esecuzione o, almeno per uno molto poco serial killer come me che la cosa più simile a un essere umano che ho ucciso (seppure più intelligenti di certa gente che vedo in TV) sono le cavallette, più vicino a essa.

Quando non riuscii a non compiere trent’anni l’avvilimento fu tale che, convinto, andavo dicendo che il bambino che era in me era ormai irrimediabilmente… MORTO.

Per evitare ulteriori vittime dopo aver letto l’apertura di questo post (che saranno ingiustamente classificate come morti a causa del caldo….) preciso subito che qualche volta ci si sbaglia e non è detto che le sensazioni e le paure siano sempre confermate. Nel mio caso, confermo tutto, meno il fatto di quel bambino in me che, credo di poter quasi assicurare, gode di discreta salute.

Proprio per questo non resto indifferente a piccole perle anche destinate al pubblico più giovane. Vi sembrerà strano ma, accanto alle solite canzoncine dello Zecchino d’Oro che conosciamo tutti, ci sono alcune meraviglie (di solito cantate dai bimbi stranieri, molto spesso orientali) che non sfigurerebbero se proposte con convinzione anche per un pubblico adulto.

Il frammento di questa puntata è del 2004 ed è un pezzo a cui sono molto affezionato: quell’edizione dello Zecchino d’Oro fu la prima che guardai dopo mille secoli perchè pensavo che per la mia bimba di un anno, che batteva già il piedino a tempo e quindi non poteva che essere destinata a essere la nuova Mozart, fosse un imperdibile appuntamento di formazione. Più per me che per lei, alla fine, perchè tralasciando le insopportabili canzoni per bambini che è in effetti giusto che siano confinate là, a colpirmi furono “Emilio” (storia di una bambina adottata che riconosce che suo padre non le assomiglia per niente) e  “Il pianeta Grabov” che nei giorni scorsi ho riascoltato.
E, credeteci o no, mi piace ancora. Mi piacciono le parole e soprattutto la linea melodica (tra l’altro per nulla facile da cantare, bravo il bimbo di allora Mario Scucces) dal verso evocativo e per nulla scontato che sfocia in un buon ritornello funzionale “il giusto” per arrivare al momento clou del brano, quello che io chiamo degli occhioni del cucciolo (che poi è il frammento che ascolterete più avanti). Scoprii solo più avanti che la musica non è di un pinco pallino qualunque ma esce dalla penna di Dodi Battaglia dei Pooh.

La canzone racconta di un pianetino considerato speciale da chi l’ha studiato, e già da subito conosciamo da vicino il piccolo dramma che affligge il nostro, che convive con un senso di inferiorità perchè piccolo, poco più grande di un pallone, un cucciolino spaziale che “gira nello spazio intorno a un piccolo sole, come un orsacchiotto segue l’orsa maggiore” e in cui “speciale” è solo un altro modo per dire diverso. Diverso perchè a Grabov tutto è fuori norma, ogni cosa è particolare e non rispecchia i canoni della normalità, tanto cercata dai bambini (che, almeno fino all’adolescenza,  aspirano solo a essere uguali agli altri, parte di un gruppo)…e non solo da loro.

“Il cielo è giallo, la terra è blu,
Le piante ed i fiori han radici che guardano su.
Il sale è dolce e l’acqua del mare,
Se soffia un po’ di vento, sta ferma e poi cambia colore.”

Tutte le particolarità sono cantate nel ritornello dalle  piccole ugole del coro dell’Antoniano, che in questa prova si mostra persino “misurato” e quasi per nulla stucchevole (quasi), e che conclude:

“Ma non importa, uguale o diverso,
ognuno ha il suo posto in questo infinito universo”

Oooh!”.

Certo, il messaggio sull’uguaglianza non ha la stessa forza di Martin Luther King, ma non c’è niente da deridere o sminuire: non dimentichiamo che è destinato a un pubblico diverso e, ancora più importante, questi versi scontano il prezzo di essere arrivati…decenni dopo!

Io trovo che  abbiano comunque la loro forza, che siano fuori dal coro (anche se non completamente, sarebbe difficile, siamo all’Antoniano) e, in ogni caso, mi riempiono di tenerezza.
A voi no?
E allora, cari miei, sarà perchè il bambino in voi, nella migliore delle ipotesi, è uscito a farsi un giro (“è volato in cielo”, “adesso è con gli angeli”, “è in posto migliore”….non so più come dirvelo!): ed è solo colpa vostra!
D’altra parte, se non gli si dà di che vivere, farà per forza la fine di quel “cavallo, che proprio quando l’avevo abituato a non mangiare, è morto“.

Il frammento, brevissimo, è il punto che al primo ascolto mi fece venire una piccola pelle d’oca ed è ancora il momento che preferisco della canzone.
Ascoltatelo e capirete da soli se siete fatti di legno, o no.

Dal punto di vista musicale, nessuna reinvenzione della ruota, ci mancherebbe, ma il brano mi piace eccome perchè…la chitarra: non due note qui e là ma tutto il pezzo è portato dalla chitarra classica  (di solito tutto è affogato da synth beceri anni 80 [esempio principe molto conosciuto: le tagliatelle di nonna pina]).

E poi, soprattutto, su tutto, sicuramente perchè
è pervaso da una grazia….inconsueta. Un valore assoluto, indipendente dall’indulgenza con cui più-di-forse sono contaminato nel giudicare questo pezzo, ma che non mi stanca mai e mi fa pensare che, sì, vorrei che qualcuno la riprendesse in chiave adulta (come qualche anno fa con “Goldrake” di Alessio Caraturo…ma quanto bella era????) e fosse così più chiaro il valore intrinseco della composizione, senza dubbio diversa dal ciarpame musicale normalmente offerto ai nostri bimbi.

Ma non importa – si intromette il coro – uguale o diverso ognuno ha il suo posto nell’universo.
E invece, musicalmente, importa.

4stelle

Il frammento:

Link al brano completo:


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9 risposte a “ZECCHINO D’ORO | Il Pianeta Grabov

  1. Pingback: DERIVA | Nowhere Land | Solo Frammenti

  2. Ed eccomi qui con gli ormai abituali 3 giorni di ritardo.
    Incomincio con il dire che mia moglie (che sebbene ancora, per timidezza, non abbia mai commentato un vostro post è ormai comunque anche lei una vostra assidua lettrice) potrebbe tranquillamente confermare quanto il bambino che è in me non solo sia vivo e vegeto, ma spesso e volentieri prenda il sopravvento nelle mie scelte di tutti i giorni.
    Ciò nonostante non sono mai stato un appassionato dello Zecchino d’Oro e anzi normalmente trovo piuttosto fastidiose la gran parte delle canzoni che ne fuoriescono (specialmente quelle che diventano tormentoni nelle trasmissioni di una nota presentatrice bionda della Rai che non sto qui a nominare, ma che tutti voi avrete sicuramente identificato… non lo avete fatto? Ok, si tratta della Clerici…).
    Aggiungo che i Pooh e Dodi Battaglia (che pure sono certamente dei grandi artisti) a loro volta non riscuotono le mie simpatie.
    Ne consegue quindi che il brano in questione non mi abbia fatto impazzire.
    Credo però di poter condividere con Alex un’esperienza analoga a quella che lo ha portato a scrivere di questa canzone.
    Anche io, quando mia figlia non aveva ancora compiuto i due anni, trascorsi alcuni pomeriggi ascoltando con lei la cinquantesima edizione dello Zecchino d’Oro (anno 2007). In verità, probabilmente, lei si stufò ben prima di me, ma rimane il fatto che la canzone vincitrice di quell’anno “Ma che mondo l’acquario!” scritta da Franco Fasano (autore fra l’altro di quel meraviglioso duetto che è “Ti lascerò” interpretato dal duo Oxa-Leali) mi piacque molto e mi è rimasta impressa fino ad oggi. Sarà la descrizione della prima vista del mare che, andando da Torino a Genova in autostrada, si ha poco dopo aver superato il valico del Turchino, o saranno i molti pesci citati nel finale che immancabilmente mi facevano e mi fanno tuttora pensare al “pesce pilota sul pesce volante” degli “Elii” (che amo molto), fatto sta che per me quello rimane ancora un gral bel pezzo e credo che forse valga altrettanto per Alex e “Il pianeta Grabov”: più che non il valore assoluto del brano, sono importanti i ricordi collegati al primo ascolto (ma questa, banalmente, è una regola che penso valga un po’ per tutta la musica che ci piace!).
    Insomma, questa volta non condivido, ma comprendo 🙂
    Quella che invece mi è piaciuta davvero molto è la versione di Goldrake di Alessio Caraturo che non avevo mai sentito e che da sola si merita 5 stelle.
    E per chiudere: Buon Compleanno! (e dai che il prossimo sarà anche un numero primo…)

    • …e io che pensavo che dopo il mio intervento il poster dello zecchino 2004 sarebbe stato appeso sopra a quello del concerto del boss a milano!!! E’ proprio vero che spesso le scelte dei consumatori/ascoltatori sono imprevedibili!!

      Il brano brano “anti Grabov” che citi naturalmente non lo conosco ma per curiosità andrò subito a ripescarlo e, essendo i miei pulcini ancora in età da zecchino, magari lo aggiungeremo alla playlist da auto.

      Mi piace però notare come tu abbia sottolineato Fasano, autore certo non conosciutissimo, che per un certo periodo (appena successivo a “Ti lascerò” e a un’altra canzone sanremese che cantava lui stesso di-cui-non-ricordo-nulla) fu nel mio mirino perchè potenzialmente interessante (poi al primo album, l’interesse sfumò) e che proprio nei giorni scorsi è tornato sulle pagine dei siti di musica per un suo nuovo album. Quindi eravamo BEN in due ad accorgersi “che era bravo”!

      Per ultima, la mia pubblica consacrazione a sindaco degli imbecilli, in quanto ho ‘spoilerato’ me stesso citando “Goldrake” che da settimane era nella mia lista dei brani bloggabili. Non riesco a capacitarmi di come io abbia spifferato i miei segreti industriali, ma anche questo potrebbe essere d’aiuto alla scienza come inequivocabile segno del decadimento verticale dei neuroni.
      Da parte mia, non sia mai che mi tiri indietro e quindi cercherò in futuro di confermare le loro tesi (sia per non sprecare i soldi della ricerca, ma soprattutto perchè credo che il compito mi risulterà sempre più facile).

      Sul fronte matematico del tuo commento non ho nè l’interesse nè il neurone giusto per verificare: non vorrei scoprire errori nei tuoi calcoli sui numeri primi e sollevare “Nubi di ieri sul nostro domani odierno”, per cui tengo valida la tua ipotesi, certo più rassicurante. 😉

      Firmato: Supergiovane.

    • Caro Supergiovane spero tu abbia festeggiato il tuo compleanno in un tripudio di miccette…
      Effettivamente Goldrake meritava un bel post… anzi direi che lo merita ancora, soprattutto perché sono molto curioso di sapere cosa avevi in mente di scrivere!
      Per quanto riguarda Fasano, ormai non mi serprendo QUASI più (e sottolineo il quasi) nel notare quanto sia ricca e multiforme la tua cultura musicale (altro che “decadimento verticale dei neuroni”).
      In conclusione ti informo che venerdì sera mi attende il concerto di Elio e le Storie Tese qui a Torino: forse da sabato potrò riporre il poster del Boss davanti al quale dal 7 giugno in avanti ho recitato le mie lodi mattutine e magari persino provare ad ascoltare di nuovo qualcosa che non sia stato partorito dalla sua mente miracolosa 🙂

    • Sempre troppo buono.
      Ricordo una frase di un mio caro amico (di cui forse ho già scritto, anzi ne sono quasi certo) che di fronte alla mia ammirazione per la sua ecletticità (bella parola questa, eh? magari esiste pure) diceva sempre che si destreggiava sì in vari ambiti, ma sempre mediocremente. Anche questa è una strategia, e pare che funzioni (almeno per lui…e per me).

      In bocca al lupo per il concerto di Elio. Mi mancano un po’ gli Elii…dovrei riascoltarli (mio album preferito impareggiabile: Italyan, Rum Casusu Çikti)

      PS: valeria è sparita dalla rete. Diceva di avere il computer in riparazione ma ieri portando la plastica nell’area di raccolta, l’ho trovato là…chissà cosa significa….

  3. Ciao Alessandro, non mi aspettavo un tuo post e sicuramente non mi aspettavo una canzone del genere.
    Bella la riflessione sui compleanni, che però come sai non condivido, io il mio bel multiplo di cinque l’ho festeggiato come se avessi vinto il primo premio di una qualche importante lotteria. Ma sugli stati d’animo e sulle cause che li scatenano vale tutto e il contrario di tutto. Il mio vero pensiero sulla vita è che nasciamo e dopo un minuto cominciamo ad avviarci verso il traguardo… il compleanno è solo una mile-stone che ti informa di quanti chilometri ti mancano, ma il giorno prima e quello dopo…niente è veramente diverso.
    La canzone… oddio la canzone…. Posso dire che lo Zecchino d’Oro mi fa tenerezza, come pure la canzone, il giovane esecutore nonchè il Coro dell’Antoniano tutto. Basta la tenerezza a farmi dire che mi piace? A quanto pare no. Questo significa che la bambina che è in me è morta? Può essere (in realtà esistono dubbi sul fatto che sia mai nata). Però come prova a discarico posso dire che Popov la so a memoria e mi piace tantissimo. So di non essere fatta di legno, però magari non sono neanche fatta di materiali così nobili… O forse, e questa è la cosa più vicina alla realtà che posso dire, è che mi fa così male pensare a come ero (nuova, fresca, ingenua, fiduciosa) che fa molto meno male ascoltare Lana Del Rey.
    Adesso scusa, devo salutarti perchè si riunisce il Comitato che sta organizzando i festeggiamenti del tuo compleanno, e non posso mancare 🙂

    • Peccato.
      Peccato che i rimpianti personali offuschino la grandezza 😉 di questa canzone.
      Poi, naturalmente, oltre a rammaricarmi per il tuo tiepido feedback, anche dodi battaglia e i pooh si rammaricheranno alquanto.
      Ma – NOTIZIONA! – c’è del buono in ogni cosa e almeno finalmente Red & Dodi & Roby (assieme a tutti i cucciolini Disney cui hanno dato nomi simili) avranno la risposta attesa per anni alla domanda posta più di trent’anni fa e sempre lasciata aperta.
      Chi fermerà la musica“?.
      Tu, appunto. 🙂

      Tornando seri, seriosi e gravi sul mio post e sul peso che avrà nelle nostre vite…Non è che, solo scrivendone, abbia io automaticamente alzato le aspettative per questo brano? E’ pur sempre una cosa pensata per i piccoli, quindi in questo ecosistema è per me assolutamente favolosa, tanto da poter anche rischiare di oltrepassare il confine e (senza nessuna velleità di gareggiare con Leonard Cohen, of course) poter essere ascoltata da un pubblico più adulto.
      Ma il tutto si ferma qui e ti sia di conforto la mia assicurazione che in futuro il capitolo Zecchino d’Oro non verrà più riaperto. (e comunque, nessuno potrà dire che le proposte qui da noi non siano a 360°, viva la tuttologia, HA!).

      Sul mio compleanno o, meglio, dell’anniversario di quello di 15 anni fa, non so se divertito o meno, la penso proprio come te e, si sappia, anche quest’anno ho intenzione di fare del mio meglio per non arrivare alla data. E nessuna competizione con l’altro, di cui ancora si parla tanto: questa volta anche dopo tre giorni non cambierà nulla.
      Amen.

    • Vedo che dovrò avere molta pazienza con te in questo mese doloroso… tiepido feedback, killer della musica, frecciatina su Leonard Cohen… forse vuoi aggiungere pure che mi puzza l’alito? 🙂
      E tutto per non essermi strappata le vesti su una canzone dello Zecchino d’Oro, dopo essermi invece procurata gli album di Pacifico e Lana del Rey di cui avevi parlato la penultima e terz’ultima volta?
      Vedo che ti ho viziato terribilmente, e correrò subito ai ripari: i palloncini appesi alla ringhiera te li puoi scordare per la tua festa. E non implorarmi, sono fatta di legno ed ho un cuore di pietra, è bene che tu finalmente te ne accorga.

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