SCHMIDT | Black Roses

schmidt-femme-schmidt-coverHo ricominciato a scrivere questo post almeno quattro volte perché, dopo così tanto tempo e dopo alcune vicende personali che mi sono accadute in questi mesi, avevo la sensazione di dover iniziare raccontandovi qualcosa che spiegasse questa lunga latitanza, ma più ci provavo e più mi rendevo conto che il risultato non era assolutamente significativo e soprattutto aveva ben poco a che fare con questo blog. Quindi alla fine ho deciso di darci un taglio (magari prima o poi ne parlerò altrove) e rivolgere la mia attenzione unicamente al frammento… ma anche qui i problemi si sono subito fatti sentire, in primo luogo perché il pezzo e la cantante che ho scelto a quanto pare sono così “di nicchia” che non esiste in circolazione un video ufficiale del brano in questione (per cui dovrete farne a meno) se non una versione live di qualità decisamente bassa (e vi consiglio di guardarla eventualmente solo dopo aver ascoltato il brano presentato al fondo del post), il che mi ha fatto dubitare che la scelta fosse quella più opportuna.

Eppure, più lo ascoltavo, più mi sembrava che potesse trattarsi di una proposta interessante.

Inoltre in questi ultimi giorni molte “distrazioni” musicali si sono insinuate fra me e la realizzazione di questo post portandomi a riflettere sull’eventualità di cambiare soggetto… una su tutte il progetto di Pharrell Williams (quello che canta con i Daft Punk il pezzo che Valeria non aveva mai sentito – per sapere di cosa parlo leggere i commenti a questo post) con il video musicale del suo ultimo brano “Happy” della durata di 24 ore (!!!), che da ormai una settimana sto guardando un po’ alla volta e che, di conseguenza, mi ritrovo di continuo a canticchiare (e si lo ammetto, quando nessuno guarda, lo ballo anche).

Ma alla fine, nonostante tutto, ho deciso di proseguire sull’idea iniziale, ed ecco quindi come sono andate le cose…

L’ANTEFATTO

Non so se lo avete già capito, ma sono un tipo abbastanza abitudinario, per cui nel tragitto in auto casa-ufficio e ufficio-casa ascolto sempre la radio e, muovendomi più o meno sempre negli stessi orari, mi ritrovo ad ascoltare sempre le medesime trasmissioni (senza voler fare pubblicità a nessuno, vi dico che al mattino la trasmissione ha a che fare con dei roditori golosi di carote e dalla voce possente e al pomeriggio, a seconda dei casi, con un numero a tre cifre che però può essere letto anche come affermazione denigratoria, oppure con il marchio di un’azienda produttrice di macchine per costruzioni), ma alle volte accade che per qualche motivo l’orario sia diverso dal solito e così un paio di settimane fa sono incappato in una trasmissione differente che si occupa di musica e, per quello che ho avuto modo di sentire, propone roba parecchio interessante (appunto mentale numero 1: recuperare i podcast o almeno le playlist di Po-xxxxx-ner).

E così nel bel mezzo del traffico cittadino eccomi improvvisamente attento all’ascolto di un brano decisamente trascinante che alla fine dell’esecuzione è stato presentato come “Boom Boom” di una tale Schmidt…

…CHI

Inutile dire che il nome mi era del tutto sconosciuto, ma per fortuna esiste Wikipedia per cui appena giunto a casa mi sono fiondato sul PC e ho scoperto trattarsi di una ventitreenne tedesca con all’attivo solo un EP ed un album uscito nel 2012 dal titolo “Femme SCHIMDT” (e si, perché il nome d’arte della ragazza va scritto rigorosamente tutto in maiuscolo). Essendo tedesca, la pagina wiki in inglese a lei dedicata è assai scarna (fra i fatti salienti della sua vita si limita a citare un suo presunto flirt con Hugh Grant) e visto che io il tedesco lo mastico poco, non è che abbia molto altro da dirvi su questa signorina (a parte che è decisamente una gran bella figliola), ma voi ovviamente avrete già capito che sono andato subito ad ascoltarmi tutto l’album su un noto sito di streaming audio (appunto mentale numero 2: smettere di usare perifrasi per evitare di fare nomi e provare invece a farsi pagare per il product placement all’interno del blog)…

…CHE COSA

L’album si è rivelato essere una gradita sorpresa: oltre all’esca “Boom Boom” che mi aveva attirato inizialmente ci sono diversi pezzi che meritano l’ascolto a partire da “Heart Shaped Gun” per proseguire con “Under My Heart”, “In the Photo Booth”, “Defenceless” e in sostanza praticamente tutti i brani di questo lavoro mi sono piaciuti parecchio (come non capitava probabilmente dai tempi di Lana Del Rey – se ce ne fosse bisogno, aggiornatevi qui, qui e qui). Pur essendo accomunati da uno stile di fondo, che il produttore del disco Guy Chambers definisce pop noir, nei vari pezzi ci sono molte sfumature diverse che vanno dall’allegria e ironia alla malinconia e introspezione.

Su tutte, però, la track che da subito mi ha folgorato è “Black Roses”… sarà stata l’introduzione di pianoforte (uno dei miei punti deboli, lo ammetto) oppure sarà la struttura anomala che dopo le strofe inserisce un bridge con sottofondo di archi prima dell’inciso (e sono quasi certo che anche Alex la troverà interessante), sta di fatto che davvero questo brano mi piace tanto tanto tanto.

…IL FRAMMENTO

La scelta del frammento da proporre è caduta proprio sulla “anomalia” di cui parlavo prima, ovvero il bridge con sottofondo di archi presente fra le strofe e l’inciso, che crea un passaggio inatteso e quindi, secondo il mio punto di vista, piacevolmente sorprendente fra l’atmosfera malinconica, quasi cupa (o forse sarebbe più giusto dire per l’appunto “noir”) della strofa e “l’ampio respiro” dell’inciso stesso. In particolare ciò si rivela vero nella prima occasione in cui questo passaggio si presenta e quindi per la precisione al minuto 1:10. Per farvi meglio apprezzare il contrasto fra i tre momenti del brano, il frammento che ho tagliato va dal minuto 0:56 al minuto 1:53, ovvero la fine dalla prima strofa, il bridge e il primo inciso.

CONCLUSIONI

Alla fine, nonostante tutte le operazioni di revisione e riscrittura, sembra proprio che io ce l’abbia fatta ad arrivare in fondo a questo post e, anche se magari non si tratterà di un pezzo che potrà essere candidato al Pulitzer, sappiate che, oltre ai problemi elencati all’inizio, mio padre è rimasto chiuso nell’autolavaggio… ho il gomito che fa contatto con il piede… e comunque mi sono impegnato parecchio (appunto mentale numero 3: qualora vincessi il Pulitzer ricordarsi di invitare Valeria e Alex alla cerimonia) (appunto mentale numero 4: smettere di prendere appunti mentali).

A questo punto le cose che rimangono da dire sono sostanzialmente solo due:

1) Se “Black Roses” vi è piaciuta (ma anche se non è così), e qualora non lo aveste ancora capito del tutto, vi consiglio vivamente l’ascolto dell’intero album della SCHIMDT perché a mio giudizio merita davvero. Piccolo quiz per chi seguirà il mio consiglio: musicalmente parlando, cosa vi ricorda il brano “Alain Delon”?

2) Valeria, adesso non puoi più accampare scuse o giustificazioni che tengano: il prossimo post DEVI farlo tu!

…and we try to make it perfect as love…

Il frammento

Il link al brano completo

VOTO

Lo so che non è bello dare i mezzi voti, però per me sarebbero 4,5 stelle… con falsa modestia arrotonderò al ribasso.

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9 risposte a “SCHMIDT | Black Roses

  1. Ecco Marco, puoi stappare lo Spumante, finalmente ce l’ho fatta 🙂
    Giornate un po’ piene mi hanno impedito di commentare con calma, e due miei tentativi di non farvi stare in ansia con un breve commento sono stati impediti dal cattivo rapporto che pare intercorrere tra Internet Explorer e WordPress (maledette le loro corna).
    Allora, questa SCHMIDT … bella voce ma che non mi dà i brividi, però sono ancora possibili per me i brividi da “voce femminile” dopo Lana Del Rey? A quanto pare no.
    La canzone, quella del post, ecco … non mi piace molto. O meglio mi piace come parte (e come riparte all’interno del brano) ma lo sviluppo non è dei miei preferiti e cmq, tanto per fare la guastafeste fino all’ultimo, questo brano non lo sento oscuro anzi (cosa che me lo avrebbe reso più interessante probabilmente).
    Beh Marco, che ne dici? Ho tardato ma dopo avermi letto immagino che ti renderai conto di non aver sentito la mia mancanza neanche un po’ 🙂
    Neanche a me parte la similitudine con Wonderwall, mentre mi ricorda una canzone di … boh … Carole King credo (titolo non viene in mente, Valeria pigra).
    La Valeria inoltre non ha riconosciuto neanche la citazione dell’autolavaggio, insomma direi che sono in caduta libera ma anche no cari i miei ometti, anch’io ho parecchie canzoni che mi girano per la testa al momento e forse è questo il motivo per cui sono così poco empatica con la “bella figliola alemanna”. Purtroppo le canzoni belle che sto ascoltando ultimamente non hanno propri0 sbloccato il neurone dedicato alla stesura dei brani del post però insomma dai, diciamo che di fronte a me non si stende solo il deserto. Va da sè che continuerò comunque a prendermela con calma, leggo che ad Ale stanno prudendo le dita dalla voglia di presentarci il suo nuovo amore musicale… curiosa curiosona.
    Alla SCHMIDT 3 stelle, di cui 1 è per stima e rispetto per Marco, che è stato così bravo da riuscire ad uscire dal tunnel… Quando avrò superato il senso di colpa per la mia latitanza, tornerò ad essere severa ma giusta.
    Ah che bello, tra poco è Natale e siamo (quasi) tutti più buoni 🙂
    Smack

    • In primo luogo, nonostante il giudizio non molto favorevole al mio frammento, sono comunque ben contento che tu abbia commentato il post e anzi, il fatto che non lo avessi ancora fatto mi stava facendo preoccupare (possibile che Black Roses fosse così brutta da non meritare nemmeno 2 righe?!?)
      Come ho già risposto ad Alex, mi spiace che la SCHMIDT non abbia suscitato in voi le stesse emozioni di Lana, però personalmente continuo a credere che ci sia del buono nel suo album.
      Sulla similitudine del pezzo di archi ho detto qualcosa nell’ultima risposta ad Alex, ma adesso mi spazzolerò tutta la discografia di Carole King per vedere se trovo qualche altra assonanza. 😉

      A questo punto sono ansioso sia di poter finalmente leggere un tuo nuovo post, ma anche di scoprire quale gioiellino ha scovato Alex, quindi in ogni caso, so che ci risentiremo prima di Natale!

      Chiudo con la citazione (che davvero mi sorprende non sia stata scovata):
      “Mio padre è rimasto chiuso nell’autolavaggio” è una delle scuse inverosimili che il protagonista di “Servi della gleba” di Elio e le Storie Tese racconta agli amici che gli chiedono dove fosse finito negli ultimi tempi, prima di ammettere sconsolato che in realtà ha avuto delle “storiacce con la tipa”.

      E ora che il mistero è svelato vi lascio che devo andare dal dottore per capire come mai ho le papille gustative interrotte. 😀

    • Autolavaggio: MA COME HO FATTO A NON RICORDARLO?? comunque, vedi la classe degli elii? battute immortali.

      Ma vorrei tornare al mio prossimo post a cui valeria si è aggrappata per posticipare ancora il suo work-in-progress e nel frattempo saltellare leggiadra godendo dei prodigi della sua vita (il lavoro, certo, ma non dimentichiamo la meticolosa separazione umido-secco, riordino delle tazzine nella vetrina e altre cose così, mentre le orecchie le risuonano di gioiosa nuova musica su cui temo non scriverà una riga).
      Scriverò qualcosa credo forse magari anche a medio-breve termine, ma io le tazzine le devo ancora spolverare e ho due lampadine bruciate che non so se vanno nel secco o no……anche la mia esistenza non è semplice….per cui, Valeria, non ti chiedo una mano sulla coscienza, ma entrambe sulla tastiera. 😉

    • E pensa che a parlarne mi è venuta voglia di riascoltarli e quindi è tutto il giorno che ho gli Elii a palla in cuffia (in questo momento “Discomusic”) 😀

      Comunque anche io mi unisco all’invito: Valeria se ci sei, non battere un colpo, ma qualche tasto e regalaci un post!

    • Ecco lo sapevo che non dovevo vantarmi di aver spolverato le tazzine… UFFAAAAAAAAAAAA.
      Ok ragazzi, sfida accettata (e mo’ so’ cavoli vostri). A presto risentirci

  2. mi piacerebbe fare quello che ha qualche cosa in più da aggiungere, ma in realtà sono sulla tua stessa linea: la parte che mi ha colpito di più è proprio quella: sia per gli archi, che per l’effetto sorpresa che produce spezzando il ritmo….e anche perchè – sebbene non sia una copia calligrafica ma suoni comunque come un deja vu – ‘tutto quel pezzetto’ mi ricorda tantisimo il verso di Wonderwall degli Oasis. Il che, va detto, è un bene perchè è una delle loro canzoni che preferisco in assoluto (e non sono molte, nè quelle in assoluto, nè le altre).

    La ragazza un po’ mi intriga e andrò ad ascoltarmi l’album. La voce non molto – quindi tra le righe si noti la mia fedeltà a lana del rey – ma la canzone ha un che di oscuro e alcune armonie inaspettate che mi fanno venir voglia di saperne di più.
    Se questo significherà tradurre direttamente dal tedesco….dipenderà solo dalle altre cazoni dell’album.
    Magari su questo ci risentiamo tra qualche giorno, per il resto bentornato!!!!

    La storia dell’autolavaggio: mi sono già immaginato la scena. Permettimi di farla mia e raccontarla come se fosse successo a me. Mi sarà utilissima alle prossime cene per avere quella marcia in più che ‘il cambio dell’ora’ e ‘ il mese di novembre’ mi hanno tolto.

    voto alla ragazza tedesca: sulla fiducia do 4 stelle

    • Allora, concordo con il fatto che il pezzo di archi suoni come qualcosa di già sentito altrove (anche a me ha dato da subito quell’impressione), ma ho riascoltato Wonderwall degli Oasis e devo dire che secondo me non è quello il riferimento (violini in Black Roses, violoncello in Wanderwall… a me ricorda qualche altra cosa ma non ho ancora individuato cosa)

      Anche per quanto riguarda la voce della SCHMIDT il mio parere è differente: certo non è Lana, però anche lei non è affatto male, mentre invece concordo sul fatto che il brano abbia un ché di oscuro (e anche questo è uno dei motivi per cui mi è piaciuto). Mi permetto comunque di tranquillizzarti circa l’ascolto dell’album: non ci sono brani in tedesco 😉

      Se ti capita, oltre ad ascoltare l’album, prova a dare un’occhiata al video di Pharrell Williams e dimmi cosa ti pare dell’idea…

      Chiudo con la scusa dell’autolavaggio: purtroppo vorrei tanto che fosse farina del mio sacco, ma si trattava invece di una citazione… comunque io la uso spesso, quindi non vedo perché non dovresti farlo anche tu. E a questo punto metto in palio un “non premio” a chi ne individua la (facile) origine.

    • Allora, ritorno sul luogo del delitto dopo aver ascoltato l’album.
      La tua scelta è, per i miei gusti, forse la migliore che potevi fare. Dico forse perchè ci sono altri due brani che mi sono piaciuti e che ho ascoltato volentieri: l’iniziale Heart Shaped Gun e Alain Delon, ma quest’ultima più per meriti storici che altro, in quanto fin da piccolissimo avevo un’ammirazione per le armonie curiosissime della sigla di Attenti a quei due. Scelta interessante, ma l’originale è inarrivabile.

      Il resto…..mmmhhh tutto di buon livello e ottimo come accompagnamento di una cena d’inverno con la stufa accesa e fuori sono 2 gradi, ma a parte questa collocazione d’uso rilevo che il mio battito non ha ahimè subito alcuna variazione nell’ascolto dell’intero album, che è iniziato e finito senza che quasi me ne sia accorto.

      Questo non depone a favore della bella Schmidt, che canta bene e fa tutto in bella copia con un’ottima grafia….ma io non credo ritornerò ancora su queste tracce. Oppure forse sì, Black Roses merita di più (wonderwall, è vero, non sono gli archi, ma il ritmo, la cadenza delle note, non so…..ma c’è!)

      Invece il mio cuore ora è tutto per quella canzone di cui vi avevo già anticipato qualche giorno fa. Veramente una canzone piccola, ma quanto l’ho ascoltata e la ascolto ancora….eh eh eh, a risentirci.

      PS: la cosa dell’autolavaggio…. e dire che ho anche cercato su internet. proprio non so (vedrai che valeria la riconosce subito, non appena – forse – si farà sentire)

    • Cominciamo con il dire che ero sicuro che avresti riconosciuto in “Alain Delon” un chiaro riferimento alla sigla dei “Persuaders” (Attenti a quei due, qui in Italia), anche se, ascoltandola, devo dire che ci sono innegabilmente delle cose in comune, ma alla fine non si può certo dire che sia stata copiata.
      Aggiungo che anche a me piace Heart Shaped Gun (che in Germania è stata usata come sigla di un telefilm poliziesco che da loro spopola e che va in onda dal 1970!!!).
      Mi spiace invece che il resto dell’album non sia riuscito a destare maggiore interesse… evidentemente la SCHMIDT ed io siamo ancora troppo “avanti”… ma quando questa ragazza venderà milioni di dischi e tutto il pianeta sarà ai suoi piedi allora io mi bullerò di averla segnalata con ampio anticipo (ok, terminato questo delirio di onnipotenza ammetto che probabilmente non siamo di fronte ad un nuovo “miracolo musicale” come Lana Del Rey, però a me piace e quindi continuo a difendere la mia scelta).

      Un altro paio di annotazioni: sugli archi, sono riuscito a capire cosa mi ricordavano: l’inizio di “Papa don’t preach” di Madonna… però sono andato a riascoltare anche quella e, sebbene ci siano delle assonanze, anche in questo caso direi che si tratta più di un’impressione che di vera similitudine.

      Per quanto riguarda la citazione, infine, ti rimando alla risposta che darò al commento di Valeria.

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