A-HA | Scoundrel Days

scoundrel daysSuccede che per lavoro devo passare una settimana all’estero, in un posto dove so già che notizie, youtube, streaming di qualsiasi cosa = merce preziosa e irraggiungibile.
Sarò isolato, disconnesso, unplugged, solo, triste e così, temibile stratega quale sono, decido allora di caricare l’impossibile sullo smartphone.

Serie TV da vedere: Mad Men stagione 5, Carnivale stagione 1 [di una tristezza questo…ci provo ogni volta e non lo guardo mai], Nurse Jackie stagione 4 [questa dura poco meno di mezz’ora, la userò come riempitivo].

Dischi da ascoltare: l’ultimo dei Baustelle, Atom for Peace della band parallela di Thom Yorke (e altri che non cito….perchè magari c’è un futuro frammento, là nel mucchio).

Ebook  da leggere: (che mai leggerò. E infatti, quindi neanche metto il titolo)

Un paio di sere per organizzare i file ed eccomi già là dove dovevo stare “da domenica a domenica”, a Colonia – in un hotel pagato a peso d’oro ma da noi soprannominato “la stalla” – con l’idea di utilizzare un paio d’ore che sapevo libere il primo giorno per visitarne il duomo (fantastica costruzione gotica, spaventosa in tutti i sensi, provate a guardare qualche foto di sera…brividi assicurati. Là ci sono i resti dei Re Magi, lo sapevate?).
La realtà è sempre ben diversa: le due ore libere viste neanche con il binocolo, naturalmente, ma non era questa la cosa peggiore: una volta arrivato in camera mi accorgo che macchè Baustelle, Atom for Peace [poi questo l’ho ascoltato….TERRIBILE!!!!], macchè Mad Men e Carnivale….io non so che cacchio è successo con iTunes ma evidentemente non siamo mai riusciti…a capirci. Va da sè che della mia playlist audio/video non era rimasto quasi nulla.

Quantità, ricercatezza, originalità: queste le ragioni per cui purtroppo non è opportuna la pubblicazione di nessuno dei termini usati per sottolineare la mia contrarietà al disservizio occorso. Certo non era quello il momento per trattenersi, e quale soddisfazione potrà mai dare un mite “santo cielo”?

Anzi, ripensandoci: quando mai dà soddisfazione dire cose ‘neutre’??
Per capirci, io credo che  per una serie affollatissima di motivi – anche nella nostra vita vera, senza gli equilibrismi a cui ci obbligano i rapporti superficiali ‘di lavoro’ – usiamo troppo spesso termini ‘neutri’.

Esempio: “come stai? NON C’E’ MALE”.
….di un grigiore, una tristezza IN-DI-CI-BI-LI.

Tanto poi in queste situazioni tutte uguali – che io per brevità definirei ‘da ascensore’ – , al “non c’è male” seguirà un imbarazzato silenzio che l’altro cercherà di interrompere maldestramente con l’altra domanda (che c’è sempre) “E ALLORA, TUTTO BENE?”. MA TUTTO BENE COSA? TI HO APPENA RISPOSTO!!
Provate a pensarci e ditemi se non è vero. Io ‘sta cosa la temo così tanto che spesso per interromperla prima che ancora che succeda, a domanda neutra-inutile-accessoria do risposta tagliente e/o eccessivamente cinica (quindi al “come stai?” la mannaia è una cosa tipo “BENE, MA TANTO TUTTI PRIMA O POI SI MUORE”) che il più delle volte non viene ahimè compresa nè per intero nè in parte (la colpa sta probabilmente nell’immobilità delle mie sopracciglia) e chi ho davanti spesso assume per istanti interminabili l’espressione della mucca che guarda il treno che passa.

Non collezioni di grandi successi ma debacle schiaccianti, sia al piano primo che in quello americano (carriera stroncata) e in tante altre situazioni meno cinematografiche. Ma, sopracciglia a parte (anzi, affinerò il metodo, migliorerò la mobilità) è pur sempre un tentativo PREGEVOLE di scambio di informazioni qualunque con la speranza di non risultare insulsi (almeno a se stessi) e tenere sveglio l’interlocutore.
E SICCOME QUI CE NE SARA’ BISOGNO perchè vi racconterò qualcosa che mi piace ma che 1) non proprio fresco di giornata 2) che a molti non gliene frega una cippa, perchè non esporre la solita teoria dei frammenti in modalità iperbolica/sopra le righe e se anche voi mi direte NO io lo farò lo stesso?

Orbene.
E come è facile prevedere il pezzo in questione è uno dei brandelli di mp3 scampati alla cancellazione e me lo sono ascoltato fin troppo in quei 7 giorni……….così tanto che proprio non posso non parlarne.
E’ vero che  si tratta di cose dell’avanti Cristo, così aldilà che ormai ritornano prepotentemente di moda (per fare un esempio, la playlist della catena di negozi Scout – uno dei miti teenager del momento – è composta quasi essenzialmente da musica anni 80) ma, moda o no, hanno comunque un peso considerevole nella mia “formazione musicale di frammenti”.

Ma veniamo al frammento, Scoundrel days dei norvegesi A-Ha, la cui esposizione seguirà il mood odierno che, azzardo, potrebbe anche persino diventare un giochino per voi nello scoprire cosa esagero e cosa no.

Modalità BIANCO/NERO inserita

LA CANZONE
Scoundrel days è  una canzone intrisa di drammaticità e (quindi) bellissima! E LO SO che lo dico spesso nei frammenti che mi piacciono un mucchio, ma questa volta in particolare, “non cambierei una nota, uno strumento, un riverbero, nè le pause prima e dopo il pezzo”. Perfetto.
Delle cose soggettive parleremo un’altra volta (io forse mai e voi nel vostro blog che potete aprire in ogni momento per parlare delle ‘cose soggettive’ usando parole di una noia siderale tipo abbastanza o d’altronde) quindi oggi SoloFrammenti=SoloAssiomi.
E’ incredibile, ma il brano in questione non uscì mai come singolo pur essendo una figata pazzesca:  i giri armonici sono il giusto imprevedibili per sorprendermi e mettermi in difficoltà, la strofa è ricercatissima, con la voce che va a infilarsi dove non pensi supportata da accordi “al limite di Bjork“, tutti strani, storti ma non troppo, apparentemente artificiosi ma così riusciti (e grandiosi) che per me – lì sul divano – sono come un giro sul Tagadà in piedi al centro, UnicoInPiediEGliAltriPerTerra. Ce n’è perfino uno (accordo) che ho faticato – e di solito invece mi vengono facilmente – a trovarlo ‘giusto’ sulla tastiera [grazie che l’avete chiesto: sulla strofa parlata iniziale è il terzo che arriva un secondo dopo “It wasn’t me for sure”].
Per molto meno ho cominciato relazioni decennali e ho perfino comprato dischi!!!!
Ma non vorrei che mi si accusasse di dire sciocchezze e pure poco approfondite quindi ecco due cose misurate anche sull’inciso, che – senza ‘wait for it’ – non esito a definire leggendario, distinto da una prova vocale mitica con vari echi di David Bowie qui e là, senza imitazione ma con tonnellate di carattere, vigore e personalità, di così ampio respiro che una prateria non è abbastanza e con un bel tocco (più che altro, una randellata) di epicità che, vuoi perchè ‘stile di quei tempi’, vuoi perchè ci sta a pennello, vuoi perchè è così e basta e nelle mie orecchie è tutto purezza e perfezione, quasi mi dispiace che sia roba degli A-Ha; perchè se invece l’avesse incisa chiunque altro di blasonato a quest’ora sarei ovunque ma non qui a cercare di convincervi, saremmo tutti già d’accordo e felici, con lo stesso operatore telefonico, stessa auto, stesso scopino del bagno….di cui la canzone sarebbe stata il jingle.
[se siete arrivati fin qui e non siete Lella Costa, fate una pausa per riprendere fiato]

L’ALBUM | E IL TEST DELLA PRIMA LA TERZA E L’ULTIMA
Scoundrel Days – l’album stavolta – come molti prodotti anni 80 segue gli stilemi del periodo con “quei suoni” che ora non ci fanno proprio così tanto impazzire.
Lo so, lo sappiamo tutti. Passiamo oltre? Ecco, in questo caso c’è un oltre che è SCONFINATO. Ci sono un paio di canzoncine un po’ così ma nel complesso è un’ottima prova, ascoltabilissima anche dopo 5 lustri. Il disco parte benissimo per merito della title track, che passa a pieni voti IL TEST.

Stavolta ammetto che IL TEST è cosa mia, soggettiva, basato su una convinzione relativa alla posizione delle tracce secondo cui LA PRIMA, LA TERZA E L’ULTIMA canzone del disco hanno importanza FONDAMENTALE nella scelta non ragionata del disco da comprare/ascoltare. Sono le colonne su cui si poggia l’opera e se quelle 3 canzoni non sono abbastanza buone io alzo un muro e comincio a macinare pregiudizi.

Ma ho delle motivazioni e le spiego a voi che siete ancora qui a leggere perchè – come alle feste noiose – non siete stati tra i furbi andati con il primo gruppo e state lì a dire “mmmhhh, ma perchè non mi sono mosso subito, e adesso?”

La prima canzone perchè, beh, se fa schifo il brano di apertura allora cosa perdo il mio tempo a fare? La terza perchè è la conferma dell’idea che “tu artista mi vuoi dare del tuo disco (naturalmente il secondo brano deve fare il paio con il primo, sebbene non sia discriminante) e, aggiungo, il quarto brano è l’ultima chiamata per uno dei singoli da estrarre dal disco perchè un singolo messo come traccia numero 6, per esempio, [oggi con iTunes il concetto di ‘album’ perde un po’ di valore, ma concentriamoci sul CD] mi suona già subito da autogol e già prima di ascoltarlo mi si autostorce il naso. L’ultima perchè “io artista” posso osare, farti ascoltare un pezzo strano, slegato dal resto dell’album, che mostri un altro lato della mia creatività o che sia il seme della direzione che prenderò con il prossimo lavoro.

Non posso giurare che questo giochino, che pratico da svariati lustri, mi abbia portato sempre a risultati sicuri, anzi ricordo dei cd comprati e che non valevano neanche la plastica con cui erano stampati. Tra questi uno degli Scisma (in cui lei, cacchio, stonava sempre!!!) ma anche al contrario il mio incontro con gli Suede (So young, dal cd d’esordio che – già detto qui da qualche parte – regalammo_tutti_insieme_e_io_prima_mi_duplicai – al nostro amico Bruno). Non importa, e comunque è un po’ come le previsioni del tempo. Si sa che pioverà comunque, eppure tutti là a guardare OGGI che tempo farà DOMANI. Stessa cosa con la “storia dei tre brani dell’album”, io ci provo sempre.

Seguendo IL TEST, Scoundrel Days è la prima traccia dell’album. E HO DECISO ORA CHE INCLUDERO’ I FRAMMENTI ANCHE DI QUESTE.
La terza traccia “I’ve been losing you” è una pietra miliare di quegli anni ma solo perchè è nata là, perchè ancora oggi farebbe la sua porca figura ovunque e sempre.
E peccato che, scelto allora (1986) come primo singolo di lancio, non fece BOOOM come invece meritava, complice sicuramente l’aspettativa troppo alta per un videoclip degno successore di Take on Me , un po’ l’Avatar di allora, che  invece deluse tutti perchè la scelta del – che ne so – capo supremo del  marketing dei videoclip (sicuramente malato e quel giorno sostituito da un Paperoga qualsiasi) fu invece di realizzare una cosa “tipo video Super8 della festa del Patronato di Oslo”. Cioè vai al cinema per vedere Avatar 3d e invece ti trovi Steamboat Willie. Si poteva prevedere, no?
Il pezzo comunque è incantevole, con un verso costruito magistralmente, aulico e misterioso, in continua progressione fino all’inciso, anche qui come in Scoundrel Days, aperto, liberatorio, rotondo, da auto e da concerto.
Una canzone “totem” per me, che è sempre rimasta nella lista di cose che porterei nell’isola deserta (oppure a Colonia, vedi il caso) e che – consiglio che speriamo resti per sempre ‘inutile’ – se mi si dovesse risvegliare dal coma con l’ausilio della musica……di sicuro ce ne sono tante altre, ma non perdete tempo e vedete di partire da questa, capito?
Tornando…sul pezzo, magari sembra di no ma è uno di quelli difficili questo: ed è dall’inizio alla fine CANTATO DIVINAMENTE con ben più di qualche tocco di maestria, anzi un tale affollamento di momenti da dieci e lode che  – tutto, ma soprattutto il verso [punto di ascolto 00.09-00.16] – assieme a “One” U2 è il vertice assoluto nella mia classifica e costante metro di paragone per OGNI prova vocale maschile.

Però, sarebbe bello e utile un sistema di misurazione, così come esiste in altri ambiti, per la bravura dei cantanti assegnando loro un valore: così, per esempio, un Morten Harket/Bono equivarrebbe a due Sting che a sua volta sono uguali a diciannove Bob Dylan….virgola Antonello Venditti!
(sì è una battuta – notato il movimento del soppracciglio? – che non è mia ma dei sempre mitici Amurri/Verde e, pazienza per le mucche che guardano il treno, ma la ripeto con autodivertimento da anni, che ormai credo siamo in zona ‘usucapione’. Nella loro versione c’erano le attrici, da Meryl Streep a Elizabeth Taylor, dopo la virgola Lory Del Santo)

Il frammento della terza

Il link al brano completo

L’ultima traccia, Soft Rains of April. Che dire, non ho altri superlativi. Canzone atipica, come lo sono TUTTE le ultime tracce degli album degli A-HA.
Se avete il tempo, ascoltatele [eccole qui: | la mitica e desolante (Seemingly)NonStop July | The Summer of Our Youth | Mary Ellen Makes The Moment Count  | Start the Simulator | Here I Stand and Face the RainYou’ll End up Crying] e avrete una chiara idea di cosa c’è di completamente diverso – sotto la punta dell’iceberg delle canzoncine hit per cui sono ricordati.
In questo brano dall’incedere dolente non c’è una costruzione strofa ritornello evidente (la strofa è brevissima il ritornello ancora di più, tutta la ‘ciccia’ del brano si risolve in 15 secondi) ma è tutto invece splendidamente supportato da un arrangiamento, da un sopraffino lavoro di batteria sulle punte di grande presa emotiva; soprattutto nella parte centrale del pezzo, dove un intero volo onirico strumentale ci porta a tirare le fila della tragedia in corso narrata dal testo prima di chiudere rapidamente la canzone. Di Soft Rains of April esiste, tra le altre, una emozionante versione orchestrale [eccola] tratta da un concerto di fine carriera alla Royal Albert Hall di Londra (per i fan, leggendario) e sarebbe bella cosa che in un mondo perfetto chi vuole se lo potesse comprare in DVD, e invece no.

Il frammento dell’ultima

Il link al brano completo

FATTO 30 FACCIAMO 31: I TESTI
Spendo le ultime righe per i testi che – anche qui ad anni luce dal riconoscimento della critica e del pubblico – sono raffigurazioni di disagi per niente banali o passeggeri dove la penna di “the King” Paul Waaktaar ci va giù pesante raccontandoci la vita allucinante di uno ‘che si taglia pure le vene’ (Scoundrel Days), di un assassino che ripercorre nei dettagli l’omicidio della persona amata (I’ve been losing you), di un altro che in prigione non gli passa più’, scrive lettere e chiama a casa ma nessuno risponde mai (Soft Rains of April).

TUTTO VERO?
Grandioso, perfetto, pietra miliare forse sono parole grosse e alla fine devo ammettere che già dopo dieci righe mi ero già stufato di far finta di essere sotto l’effetto del Prozac e di raccontare tutto in modalità binaria.
Ma tu – proprio tu, nient’altro che tu – che stai leggendo adesso, come definiresti qualcosa che non solo con le orecchie ma con tutto il tuo essere avverti come stato di estremo benessere, più di un massaggio alle spalle e all’anima insieme, che ti provoca quel brivido lungo la schiena che ne vuoi subito ancora?
Se c’è un momento in cui si è autorizzati a non esprimersi ‘con il misurino’ e a spararla grossa, è quello, e dovresti approfittarne.

Ci sono brividi che sono solo per la prima volta o solo qualcuna in più…e poi ci sono i frammenti.
E allora osiamo: bianco o nero, giusto o sbagliato, uno o zero, dimenticabile o…leggendario.

5 stelle

Il frammento di Scoundrel Days

Il link al brano completo

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31 risposte a “A-HA | Scoundrel Days

  1. Mi sembra strano commentare un post di quasi quattro anni fa, ma pazienza. Sono capitata qui per caso, adesso che sto vivendo un ritorno di fiamma per il gruppo che adoravo quand’ero una ragazzina (per fortuna non urlante), che consumava la cassetta di Scoundrel Days registrata a scrocco dalla cugina più grande. Ho imparato un po’ di inglese anche dalle loro canzoni (mannaggia a “Take on me” e la sua sgrammaticatura degna dei peggiori traumi infantili), ma non avevo mai capito a fondo tutti i testi, quindi grazie per quanto hai scritto qui e nel post su Butterfly.
    Meno male che ai tempi del loro (per fortuna provvisorio) addio non li seguivo, altrimenti mi sarei polverizzata a forza di piangere sul finale di quel video.
    Quindi grazie, a loro, a chi ne scrive con tanta competenza. Ho ancora una gran fame di notizie su questi ragazzi fenomenali che spero di non perdere più. Anzi, sto facendo un pensierino sul concerto di Vienna che terranno fra un anno, sempre che non sia già impossibile trovare un biglietto.

    • Il prossimo tour ‘acustico’ potrebbe rendere giustizia alle loro belle canzoni, spesso intrappolate in suoni di plastica.
      Nutro una certa aspettativa a riguardo.
      Grazie per essere passata da noi.

    • Grazie a te per aver parlato degli A-ha.

      Sulla miglior resa in acustico non ho dubbi, soprattutto dopo aver ascoltato la versione di Sycomore leaves che hanno suonato al Nobel per la pace 2015. Da far cadere la mascella, meravigliosi, emozionanti (e grazie a Morten per aver abbandonato quella maledetta chitarra che ha inizato a mettersi davanti come una barriera, sigh).
      Vienna, Vienna, Vienna, devo andare a Vienna!!!

    • Comunque sono tentata di lanciare una petizione su change: ‘Alex di Frammenti, parlaci di tutti gli album degli A-ha tipregotipregotiprego. 🙂 Soprattutto “Major Earth, Minor Sky” ‘
      Che riscoperta!

  2. Pingback: GIRLS IN HAWAII | Bees And Butterflies II | Solo Frammenti

  3. – Ciao…. Come stai?
    – Benissimo, grazie. E tu?
    – Addirittura Benissimo? Beata te..
    – Eh va beh se ti dicevo male eri più felice?

    Dialogo/Saluto di stamattina con una pseudo collega. Odio le domande retoriche e spesso mi capita di rispondere in modo meno retorico del dovuto.

    • A volte non c’è via d’uscita. Certe domande dovrebbero essere vietate per legge. E so che anche qui ci troveremo d’accordo. 😉

  4. noooo ormai la maledizione dell’mp3 perduto mi ha colpito e riesco a ricordare taaaakkkeeeee oonnnn meeeeee e per questo ti odierò fino all’ora del sonno atavico! Per il discorso termini neutri, niente di più pratico che chiamarmi “cara” per farsi scaricare! Cara cosa? Cara zia? Cara amica ti scrivo? Cara lei? Cara moda? Cara grazia e graziella e tutto il resto? Che modo è di chiamare una donna???? “Cara” … già che fai fatica a ricordare il mio lungo nome di 5 lettere, usa almeno la fantasia e inventa qualche variante di tua immaginazione per sembrare meno squallido, CARO 🙂

    • Piuttosto che l’indifferenza meglio una reazione, di qualsiasi tipo e intensità. Dopo aver letto il tuo commento, per sicurezza, però, ho controllato due volte che tra i dati sul blog non ci fosse il mio indirizzo di casa. 😉

  5. Ragazzo mio… Non credo di conoscerti personalmente, e di certo non so scrivere come te… Ma penso di essere davanti ad un altro grande fa-han… E’ uno degli a-halbum che preferisco…proprio per tutto cio’ che hai sopra ‘accennato’ 😉 e forse anche per qualcosa in piu’… Soft rains of april, insieme a The swing of things, oltre che Manhattan skyline e la splendida Scoundrel days, son i pezzi che di questo album adoro…per le forti e intense emozioni,corredate da brividi (forse di febbre:) che mi comunicano…e comunque sia, se posso esprimere il mio parere da eretica…gli a-ha son sempre stati estremamente sottovalutati, ahime’, probabilmente proprio perche’, secondo me, arrivati al successo nel ‘periodo sbagliato’, se sbagliato si puo’ definire il decennio in questione… E qui mi fermo…non voglio dilungarmi oltre..i miei 3 pargoli han bisogno di mamma..
    Comunque… Grazie mi hai rincuorata
    MariM

    • E insomma, riabilitiamoli questi a-ha!! 😉

      Avrei di sicuro altro da aggiungere – dopotutto l’argomento l’ho solo ‘accennato’, come ben dici tu 😉 – ma già quel POCO che ho scritto è considerato ‘dai più’ eccessivo, solo perché ci si deve prendere un giorno di ferie per leggerlo tutto (!). quindi non lo farò, mi fermo qui… ma sono contento che ti sia piaciuto e ti ringrazio per la visita.

  6. Pingback: Crooner del mio cuor e gli A-HA | Quarantamanonlidimostra

  7. No dico, io ho il 33 giri!! Nel mio post sulle canzoni che parlano di aprile avevo dimenticato una delle canzoni della mia adolescenza. Non so quante volte l’ho ascoltata. Che dire: grazie! 😀

  8. Non è il massimo commentare sul tuo blog citandoti, ma gli A-Ha sono una delle band più sottovalutate di sempre, dei veri numeri uno. Hanno un cantante fighissimo con una voce impressionante (andarsi a sentire come canta dal vivo…) e una struttura a dir davvero poco solida se non granitica. Da bravi norvegesi, anche sui pezzi più frizzanti c’è quell’ombra scura che li rende belli, originali e profondi.

    “Stay On These Roads” ce l’ho dal 1988 – e su quello ci sono “This alone is love” e l’accoppiata “There’s never a forever thing” – “Out of blue comes green”, altro livello; “Scoundrel Days” invece l’ho comprato qualche anno dopo, e tra la title track, “Manhattan skyline”, “I’ve been losing you” e “Soft rains of april” siamo su altezze strepitose.

    Trovo eccezionale (e misconosciuto) anche “Memorial Beach”.

    • Il mio endorsement ‘parziale’ anche a Memorial Beach, di cui non ho mai colto completamente lo splendore, “lamb of the slaughter”, “Locust”, Dark is the night”, e anche Cold as stone” + la versione strumentale di “Angel” (questa veramente bellissima) sono meritevoli di più di un ascolto.
      Torna a trovarci, ciao!

  9. Ciao amico ritrovato, e ritrovato come… la trasferta a Colonia ti ha veramente trasformato. Sei partito scrittore entusiasta e abbondante, e mi sei tornato Gran Maestro di Sintesi e Sacerdote Supremo di Sinossi.
    Con questa premessa ti risulterà difficile comprendere come io arrivi solo adesso a commentare il tuo breve post, me ne assumo tutta la responsabilità, è solo colpa della mia disorganizzazione se ho faticato a ritagliarmi un’ora per leggere ed ascoltare il tuo ultimo contributo 🙂
    Bene, adesso che, come tutte le persone con la coscienza pelosa, ho provato a scaricare su di te le mie colpe, posso dare il la al mio tanto atteso intervento e, da te incoraggiata a non ricorrere alle mezze misure, mi sbilancio alla grande e ti dico che MI PIACE TUTTO DA MORIRE.
    Mi piace il tuo stile, mi piacciono i tuoi aneddoti, mi piace la scelta del gruppo, mi piacciono tutte e tre le canzoni (e pensa … due su tre le conoscevo pure, facciamo progressoni), mi piace la tua teoria, MI PIACE TUTTO.
    So già che mi odierai per quello che sto per scrivere, ma il fatto che al tuo primo post sugli A-Ha io sia riuscita a tacere questo cosa non avrebbe dovuto farti credere che ci sarei riuscita per sempre …. e infatti qui seppelliamo la tua fiducia malriposta. Allora cari amici, avete sentito (o risentito) che voce che ha Morten Harket? Ecco, dovete sapere che la voce di Alessandro quando canta la ricorda MOLTO da vicino. Forse non c’era bisogno di aggiungere fascino al fascino, ma … perchè no? 😉
    La mia personale opinione non è che la musica degli anni ’80 sia migliore o peggiore di altri periodi, secondo me le sensazioni “forti” che inevitabilmente scatena sono proprio legate alla nostra età anagrafica di allora, e ha ragione Marco quando dice che se chiedessimo a degli adolescenti di adesso di nominarci cinque classici dei loro tempi li snocciolerebbero senza problemi (e noi lì a guardarli con il sopracciglio – finalmente mobile – inarcato al limite della rottura).
    Altri tempi, altre energie, altre aspettative, fogli ancora bianchi o quasi … volete dire che tutto questo non influenzava in maniera prepotente i nostri indici di gradimento e le nostre papille gustative su ogni cosa, musica compresa?
    Attendo che un’altro autotreno di rimpianto mi travolga all’arrivo del post di Marco e cerco di resistere alla tentazione di buttarmi anch’io all’indietro ma i successi di Oro Puro 2, 3 e 4 girano già impazziti nella mia testa.
    p.s.: encomio speciale per il monologo alla Lella Costa e per il riadattamento della battuta di Amurri e Verde (virgola Antonello Venditti???? Sto ridendo da ore).

    • Valeria, lieto che i miei frammenti (così tanti che fosse stato solo uno in più, diventavano un intero) ti siano così d’aiuto per raggiungere la pace eterna (‘da morire’…) e, sebbene il commento sia condizionato dal mood richiesto, non credevo che avrebbero riscosso tutta l’approvazione che scrivi. Ma va bene, portiamo a casa tutto, sono pur sempre sorprese positive.

      E comunque, sì, credo di odiarti per il resto, sia per quello che dici (parole grosse, di questi tempi, che potrebbero mettere in pericolo la carriera di un cantante norvegese e quindi il PIL del paese) ma anche perchè non so come rispondere – e qualcosa dovrei dire, non si può sempre glissare – e non so che impostazione dare al ciò che scriverò.

      Perchè non capisco se:
      1) le cose che dici sono ancora in modalità “Esageriamo”? se è così sono in grande imbarazzo, non vorrei ripetere la gaffe di quella volta che uno scrisse nei commenti “sei come Dante” e io (anche lì, cosa dici?”) minimizzando “ma dai, non esagerare, comunque grazie per l’appoggio” mentre lui non esagerava affatto ma si riferiva alla mia già nota avversione per la sintesi. Ci tengo a evitare scivoloni di questo tipo per salvaguardare la goccia di dignità ormai rimasta.

      2) le cose che dici NON SONO in modalità “Esageriamo”. Ma come, c’è il ‘mood’ da seguire e tu fai di tutto per fare la freelance? mmmmhhhh, in questo caso mi barricherò dietro a un ‘no comment’: di ugole d’oro in italia ce ne sono già abbastanza, sebbene ci sia bisogno di un ricambio generazionale che anch’io – pensa te come siamo messi – potrei rappresentare (e poi mi manca un po’ l’estensione per cantare “nel sole” <a href='http://www.youtube.com/watch?v=qb7W3xxuvlo&#039;)). ALERT!!! mi sono accorto SOLO ORA!!!! che il cantante di “Nel Sole” è quasi uguale a Brett Anderson, leader degli SUEDE!!!

      Anche per questo motivo sono in stato di Schock e non posso proseguire oltre…….

    • Ti tolgo dall’imbarazzo e preciso che le cose che ho scritto sono in modalità “Valeria” e questo significa tre cose:
      1) che forse sembrano esagerate ad altri, ma per me assolutamente normali
      2) che sono sincere
      3) che non riesco a seguire le regole, per cui anche stavolta ho agito da “freelance” ma per mia fortuna in linea con il mood da te imposto.
      Non commentare quanto vuoi, tanto il fatto sussiste, io l’ho confessato e ogni volta (spesso) che ti ascolto provo tutte le sensazioni scatenate ad esempio da queste canzoni deli A-Ha ma amplificate dal fatto che … IO TI CONOSCO MASCHERINA 🙂
      Per cui ok, vergognati, sottraiti, maledici pure il mio nome … sinceramente, non me ne frega niente. Con tutte le sciacquette (sciampiste direbbe il buon Woody) e sciacquoni che ci ammorbano l’esistenza, io conosco una persona di qualità che canta come Morten Harket e devo tacere per non sembrare poco elegante? NO SAI.
      Concludo dicendo che Soft rains of April ha fatto una nuova vittima, sono io e dimmi cosa altro potrei ascoltare oggi che è aprile, che piove e che mi sento malinconica quanto e più del personaggio che telefona a casa e non gli risponde nessuno. Ah sì, potrei ascoltare anche “I can’t stand the rain” dei Rescues. Molto bene, colonna sonora dell’ennesima giornata di emme stilata. A me le cuffie.

    • :$[imbarazzo] (bow)[inchino] – chissà se qui si vedono le iconcine “avanzate” di skype.

      parlando di mesi e di vittime, ascolterei alloraanche “October” sempre dei vichinghi.

    • Alex, noi ci conosciamo (per ora) solo per via telematica e quindi non posso dare testimonianza diretta delle tue doti vocali, però sono andato a riascoltarmi Nowhere Land dei Deriva (https://soloframmenti.com/2012/07/30/deriva-nowhere-land/) e devo dire che effettivamente Valeria non ha tutti i torti… e fra le altre cose la canzone non avrebbe sfigurato affatto in un album degli a-ha.
      Comunque preparati, fra tre settimane, a cena con Lana, ci toccherà esibirci in un duetto: io pensavo a “E la vita, la vita” di Cochi e Renato, ma sono aperto anche ad altre proposte…

    • :O stupore] :$[imbarazzo] (bow)[inchino] – chissà se qui si vedono le iconcine “avanzate” di skype.

      sul duetto: ok lo facciamo, ma solo perchè valeria possa finalmente liberare la groupie che desidera essere da prima della scomparsa di Carosone. Lasciamo che sia lei a fare le proposte, mica sarà uno show di soli tre minuti, no? Ho già il microfono in tasca (sì, non era nè la pistola nè…altro ,-) )

      obbligato.

    • Ok, allora aspettiamo i “desiderata” di Valeria e poi magari, visto che ci siamo e vista la mia ormai intima amicizia con Lana, le chiediamo se ci fa aprire il concerto, tanto sono certo che tutto il Palaolimpico sarà entusiasta 😛

    • Johnson scusa la pignoleria, ma non è che la Valeria non ha tutti i torti, la Valeria ha ragione alla grande, ma forse Nowhere land non è la canzone in cui la somiglianza si avverte in maniera più immediata. Comunque per l’appunto, ormai è solo questione di giorni per fare la prova del nove…
      Dire che non vedo l’ora è banale (quasi quanto la domanda “Come va?) ma anche semplicemente vero.
      Prometto solennemente fin d’ora di farvi vergognare per ogni singolo minuto del nostro incontro scatenando la groupie che è in me e tutte le altre molteplici personalità che mi porto appresso.
      Vi lovvo

  10. Beh, come già sai, parlando (ed esaltando) la musica degli a-ha con me sfondi una porta aperta, ma sono comunque molto contento che tu lo abbia fatto e questo per almeno 3 motivi:

    1) Per avermi dato l’occasione di riascoltare un po’ dei loro brani (specialmente le tracce finali degli album che hai elencato e che effettivamente sono un po’ al di fuori del gruppo dei loro “classici” – che bella che è “You’ll End Up Crying” !!!) anche se proprio la scorsa settimana mi ero già goduto l’ascolto di “How Can I Sleep with Your Voice in My Head”, il bellissimo live del 2003.

    2) Per aver approfittato dell’occasione per esporre il tuo test di valutazione della qualità di un album (primo, terzo e ultimo brano), che adesso proverò a mettere in pratica anche io per gli album che amo al fine di verificarne la validità 🙂

    3) Per aver sdoganato due concetti fondamentali e cioè il fatto che alle volte vale la pena di rinunciare all’obiettività in favore dei “superlativi” e soprattutto che, in barba a chi considera la musica degli anni ’80 ormai datata e comunque non certo la migliore di sempre, per quelli della nostra generazione è molto difficile (per non dire impossibile) trovare oggi brani che (al di là del loro valore musicale anche indiscutibile) siano in grado di darci quello stesso piacere di ascolto che sanno ancora darci i pezzi che abbiamo scoperto, ascoltato e amato quando avevamo 16-18 anni. In questo modo posso abbandonare ogni remora e pensare ad un prossimo frammento che tragga origine da quello stesso periodo e tipo di sensazioni.

    E quindi 5 stelle al frammento (anzi a tutti e tre i brani) e grazie ad iTunes per averti scombinato la playlist (tanto alla fine 7 giorni nella stalla a Colonia senza serie tv e musica nuova te li sei sciroppati tu).

    A proposito, come stai? Allora, tutto bene?

    • HA HA HA HA !!!!
      E dire che non avevo subito capito bene la trappola finale e correvo il rischio, io stavolta, di veder passare il treno!

      Dici bene, però: se capita di non trovare qualcosa nel presente non vedo perchè non andare talvolta a riguardare il passato, soprattutto se non è così battuto dai soliti amarcord (per esempio, alle prime note di “don’t you” o “in the name of love”, a prescindere dalla bontà dei pezzi, non se ne può proprio più e mi infastidisco all’istante).
      Io non lo so se sia una questione di età il farsi “prendere più o meno” dalla musica, anzi mi piace ritrovarmi ancora ad associare con grande slancio un pezzo a una specifica situazione, ma la libertà artistica (già compromessa allora, ma un sogno confrontata con la situazione attuale) era più avvertibile e portava a prodotti molto diversi tra loro (certo, con le solite tastierine, vabbe’) mentre oggi è così difficile trovare qualcosa di “qualità+successo trasversale” (ed è un quasi dato oggettivo…quanti classici ci sono stati negli ultimi 5 anni? quella cosa di shakira dei mondiali di calcio?)…ed è uno dei motivi perchè cerco sempre “in zona indie” dove magari qua e là capita di imbattersi in un barlume di purezza….
      Ma questo si nota anche nei frammenti, sempre più difficili da trovare “freschi di giornata”. Spero tanto nella stagione calda che, pur restando invariate le proposte musicali, almeno riesca a farmi piacere più cose.

      Ah, brutte cose, no?
      Anyway, concludo contraddicendomi parzialmente perchè l’album dei Rescues l’ho proprio ascoltato tanto e, anche qui, mi chiedo come mai siano sconosciuti ai più. La vita non sarà giusta per noi, ma non lo è neanche per loro!!

      Anzi, un’ultima cosa, perchè sono uno spotify addicted oramai, e sono due giorni che faccio finta di no, ma in realtà faccio il figo in ufficio ascoltando Rachmaninov (piano concerto n.1 in tutte le sue variazioni) che, e lo dico seriamente e con orgoglio perchè di solito oltre al pop e rock non vado, mi piace veramente DA MO-RI-RE. [anche qui, si guarda indietro, no?] 5 stelle anche a lui

    • Effettivamente sto provando a pensare a qualche “classico” prodotto negli ultimi 5 anni e non mi viene in mente niente… però sono convinto che se lo chiedessimo ad un ventenne sicuramente te ne citerebbe qualcuno.
      Sull’album dei Rescues ovviamente sottoscrivo, mentre per quanto riguarda Rachmaninov ammetto la mia più totale ignoranza (come per il 99% della musica classica)… tutto ciò che so di lui è contenuto in questo sketch di Igudesman e Joo, una coppia geniale che riesce ad unire humour e musica classica.

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