SIXPENCE NONE THE RICHER | It Came Upon the Midnight Clear

“C’è una sola canzone che negli ultimi  anni è riuscita a competere con i classici anni 50 delle canzoni di Natale che ascolto”….
Questa in origine sarebbe dovuta essere l’apertura dell’articolo, pochi minuti prima che il colpo di fulmine per Smith&Burrows con la splendida As the Snoflakes Fall mi convincesse a mollare l’articolo e tirare il pacco alla prescelta per dedicarmi alla nuova arrivata.

Ma come avrei fatto ad aspettare un altro anno? Eccomi quindi a poche ore di distanza con un’altra Christmas tune che mi accompagna ormai da circa 7-8 anni.
Si tratta di It came upon the Midnight Clear dei Sixpence none the richer.

Chi sono ?
Beh (boh), oltre a questa canzone io li ricordavo (con un certo disappunto) solo per una furba cover senza personalità di un bel pezzo anni90 ma, guarda un po’ il caso, proprio ieri a casa di amici per un brunch con annessa maratona Pictionary (tutte cose che non vi interessano, ma i miei amici saranno contenti di sapere che  gli voglio bene e che mi sono divertito tantissimo), eravamo tutti in dubbio su di chi fosse una canzone – Kiss me – ascoltata alla radio.

Naturalmente non ci siamo distratti dal Pictionary e abbiamo poi vissuto le nostre vite com’erano (in)degne di essere vissute, ma oggi,  dopo una breve ricerca per dire almeno una parola sul gruppo, che cosa ti trovo? Ma che cosa ti trovo? Che i Sixpence, oltre a un pezzo fondamentale della colonna sonora dei miei Natali, hanno anche composto Kiss me, una canzoncina carina e simpatica. La stessa della radio (non erano nè Nathalie Imbruglia nè Lene Marlin, quindi).
Carina. ottimo jingle per una pubblicità. Nessuno è caduto dalla sedia, comunque.

Per il resto, oltre a ben cinque album – almeno 50 canzoni!! – che se volessi potrei comprare ma non voglio, di questa band non so niente.
Li adoro unicamente per questo brano e li ringrazio di essere esistiti (riconosco qui un po’ snobismo e pregiudizio), ma non chiedetemi altro su di loro. Adesso non lo voglio sapere, forse chissà, un giorno approfondirò (tanto snobismo e pregiudizio).

It came upon the Midnight Clear è un traditional americano composto nella metà del 1800 da Richard Storrs Willis, un allievo di Felix Mendelssohn (credo di non sbagliarmi,  l’autore di una delle marce nuziali più conosciute anche da noi, quella da suonare con l’organo al massimo volume, non l’altra che è un po’ più in punta di piedi…..avete capito vero?).
Ne esistono due versioni,  in quanto lo stesso testo è stato utilizzato anche su una melodia tradizionale inglese.
La mia accurata ricerca (10 minuti) per capire quale tra le due sia la versione dei Sixpence è naufragata nei dubbi più atroci (pare ce ne sia anche una terza), quindi ostentando sicumera dirò che secondo me si tratta della versione americana perchè il gruppo è americano e perchè la prima volta che ascoltai la canzone era in uno degli episodi natalizi strappalacrime di Grey’s Anatomy (era il 2003 quando la serie era agli inizi, fantastica, poi diventò guardabile, ora forse neanche quello).
So che qualche notaio (o figlio di notaio) potrebbe bollare come superficiale, poco accurata e inconcludente questa mia affermazione. E’ vero, mi avete scoperto ma vi state comunque sbagliando: non sono chi pensate! Smentisco pubblicamente di far parte dei RIS.

Tornando sui binari, il brano è cantato, suonato, arrangiato (registrato, stampato, convertito in mp3, caricato su youtube…TUTTO) in maniera impeccabile e trasmette slavine di emozioni tanto che, pur nella sua dolcezza e levità, non ho esitazioni nel definirlo di una forza implacabile. Un vero killer, musicalmente.

Dal punto di vista armonico troviamo dei bei giri di accordi, larghi ed eleganti, precisi nell’incedere tanto che potrebbero alla quasi perfezione accompagnare una processione (quasi, solo perchè in 6/8, ma è un dettaglio, non ci fate caso).
Per tutta la durata è anche amabilmente rifinita da un arpeggio di chitarra che definisce ancor meglio il tono del brano, forse è proprio questo che fa scendere un velo…magico ed eleva il grado di emozione.
Lo so, suona così new-age che faccio fatica a non cancellarlo, ma non saprei come altro dirlo diversamente (è il secondo post che scrivo oggi, abbiate pietà).

E’ l’ora delle due parole sul frammento: e qui so di essere in difficoltà perchè non c’è un solo momento sottotono, non è l’inciso nè la strofa che primeggi sull’altro e in questi pochi minuti invece mi sembra di essere continuamente richiamato, in un susseguirsi di voglie di sentire il pezzo successivo.

Bravi i Sixpence che certo hanno contribuito a rendere al massimo il pezzo, ma la cosa pazzesca è invece nella costruzione del brano, veramente ultra interessante!!! Non dimentichiamo che è una canzone tradizionale, quindi va messa allo stesso piano dei vari Tu scendi dalle stelle e Jingle Bells di cui anche i marziani conoscono l’esistenza e, non sia mai che non le insegnamo ai nostri bimbi…. ma non c’è storia tra una e l’altra in quanto a qualità compositiva.
E infatti non andrò oltre, potrei non essere carino con questi poveri canti che subiscono già l’onta di essere cantati dalle suore (che cantano tutte allo stesso modo, ci avete mai fatto caso? Aggiungono delle note supplementari tutte strascicate che trasformano anche Jingle Bells in una litania/lamento/lagna), quindi avrò pietà di loro e sorvolerò cercando di farmene una ragione.
Che certe volte è solo così, sono dello stesso genere ma diverse in partenza e proprio per questo già sappiamo chi è che cosa e quanto: quindi nessun confronto tra la Terra e Plutone, la Fiat Panda e la Porsche Carrera, il Brondi e l’iPhone 4S (bianco, of course), la Gegia e Meryl Streep.

Buon Natale

Voto: 5stelle

Il frammento

Link al brano completo

PS: arrivederci a gennaio, riposatevi e ricaricate le batterie perchè noi, se superiamo indenni il Natale,  saremo qui.

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9 risposte a “SIXPENCE NONE THE RICHER | It Came Upon the Midnight Clear

  1. Pingback: Xmas Greatest Hits | Solo Frammenti

  2. Conosco bene la band, e, se qualcuno fosse interessato, consiglio i primi 3 pezzi (“We have forgotten”, “Anything” e “The waiting room”) e gli ultimi 3 (“I won’t stay long”, “Love” e “Moving on”) che precedono la fiacca cover di “There she goes”, su cui volendo ci sarebbe altro da aggiungere, dell’album omonimo del 1999 (quello di “Kiss me”), sicuramente il loro lavoro migliore.
    Se qualcuno dovesse apprezzare la cantante, Leigh Bingham Nash, consiglio le sue collaborazioni coi canadesi Delerium (tre pezzi su due album, “Innocente”, “Run for it” e “Orbit of me”, più il disco “Fauxliage” del 2007), una band che sa come tirare fuori il pathos dalle voci delle cantanti con cui collabora.

  3. salve… molto bello il pezzo, a me piace molto anche la canzone dei darkness christmas time ” chttp://www.youtube.com/watch?v=y1J2UoiHMXE “. Devo sfatare un mito che riguarda il natale però … non siamo tutti più buoni, c’è chi non abbassa la guardia neanche sotto le feste.. tipo me con i bimbi minchia … 🙂 .

    http://satiracconti.wordpress.com/2011/12/20/giovani-ottantenni-crescono/

    Auguri Alex, e auguri anche a valeria …

    • E’ vero, mi riferivo proprio a quella, liquidata con “furba cover senza personalità di un bel pezzo anni90”. E lo penso davvero.

  4. 5 stelle di Natale al brano (semplicemente meraviglioso, circoscriverlo al Natale è quasi un sacrilegio), ad Alessandro, alla sua perseveranza e forza e tenacia, al suo senso dell’umorismo raro come un diamante nero e altrettanto prezioso (la Gegia… no dico … LA GEGIA!!!!).

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