The union of the snake | Duran Duran

Nostalgia canaglia? Non ci crederete ma … no, o meglio: non solo.

E’ vero, lo ammetto, anch’io sono stata una duraniana sfegatata, ma lo sono stata (attenuante: la giovane età) nel più diffuso e sciocco dei modi: ero INNAMORATA di Joh Taylor (l’unica in tutto il mondo davvero), e anche gli altri mi piacevano tanto. Le loro canzoni le ascoltavo, ma avrebbero potuto cantare anche Quel mazzolin di fiori e sarebbe stata la stessa cosa. Poi la cotta è passata (John, inspiegabilmente, non si è mai accorto di me) e loro sono finiti nel dimenticatoio.

Per una delle frequenti associazioni mentali che faccio (e di cui non trattengo traccia, nemmeno un Road Runner potrebbe starci dietro) di recente ho cominciato a riascoltarli (vincendo il terrore che sempre mi attanaglia quando vado a svegliare i demoni dei “bei tempi” che furono, che così belli magari non lo sono stati mai ma non importa… era tanto tempo fa) e finalmente ho potuto farlo con il rispetto che meritano:  cavolo, hanno fatto delle belle canzoni, sono stati e tuttora sono dei bravi musicisti e dei professionisti  piuttosto seri.

Documentandomi un po’, mi sono intenerita leggendo dei loro esordi, all’epoca cinque ragazzi con un sogno desiderosi di dire la loro prendendo spunto da alcuni mostri sacri dell’epoca; e fin qua niente di nuovo, ognuno di noi è stato un ragazzo con un sogno, però evidentemente loro  ci hanno messo anche dell’altro. E la loro storia “dietro le quinte” mi ha ispirato una sorta di stupito rispetto , perchè dei Duran Duran abbiamo visto e letto troppo spesso, negli anni del successo planetario , dei loro matrimoni, dei loro looks, delle loro acconciature, dei loro eccessi e troppo poco della loro bravura, senza contare che a parer mio hanno affrontato e superato le alterne fortune della loro carriera in maniera più dignitosa di tanti altri, anche meno viziati di loro. E così ho saputo tardi (ma non è mai troppo tardi!) che Simon Le Bon non è un nome d’arte, che i testi delle canzoni sono quasi tutti suoi,  che John Taylor e Andy Taylor sono un ottimo bassista l’uno e un chitarrista eclettico l’altro, che Nick Rhodes, sotto tutto il fondo tinta e il belletto, è un mostro sacro delle tastiere e degli effetti sonori, nonché un innovatore ed un perfezionista. E Roger, il timido Roger, defilato in scena come quasi sempre lo sono i batteristi nonché nella vita, non è niente male.

Così mi sono riaccostata alla loro musica con “spirito nuovo”, e ho finalmente apprezzato come si deve alcune delle loro canzoni. Me ne piacciono parecchie (The Reflex, The chauffeur, Careless memories,  The seventh stranger, Do you believe in shame, Electric Barbarella, Michael You’ve Got a Lot to Answer For ecc..) e altre più recenti voglio ascoltarle nel prossimo futuro.  Ma The union of the snake, che qui vi propongo  dopo che in un emozionante testa a testa nel mio cuore ha prevalso addirittura sulla più scatenata Careless memories, la trovo veramente bella. Molta elettronica certo, ma un ottimo ritmo, un bel sax (lo ammetto, il sax è il mio punto debole) e la voce, forse non la migliore del mondo ma a suo modo indimenticabile di Simon Le Bon, sono i motivi per cui questa canzone fa parte da sempre della mia affollata e variegata hit parade.

Un piccolo consiglio: i Duran, che a torto sono stati per troppo tempo spacciati per fotomodelli patinati, non hanno mai avuto paura di sporcarsi le mani nelle esibizioni dal vivo. Andate a vedervi qualche loro esibizione live, anche in tempi recenti (il link al brano completo porta a una di queste). Tanto di cappello, perché oltre ad aver pagato un piccolissimo pegno al passare degli anni (e al piccolo Roger, doppi complimenti… lo trovo molto più figo adesso), ci si può rendere conto che sanno cantare e fare musica, ed il basso di John, che in qualche versione in studio risulta un po’ sottomesso, ne esce sempre con tutti gli onori.

Pronti? Uno, due, tre… PLAY

Il mio voto alla canzone: 4 stelle

Il Frammento:

Il link al brano completo

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5 risposte a “The union of the snake | Duran Duran

  1. Valeria,
    anch’io avevo questa canzone nella lista delle recensioni future.
    Che combinazione!

    I Duran Duran li ho conosciuti con questo pezzo che mi incuriosì allora per il bell’inciso tutto “un avanti e indierto” (chiedo perdono, non so spiegarlo meglio!). Non ricordo gli altri pezzi dell’album oltre a “the reflex” ma l’ho ascoltanto un bel po’, e questa era la mia preferita.
    Li ho apprezzati molto di più con Notorious (album stra-bellissimo, interessante e suonato da Dio). Tra l’altro, è con questo album che, fatti vergognare e quindi spinti dal produttore Nile Rodgers, hanno imparato a suonare e cantare bene. Da qui in poi, anche se non seguendoli propriamente, sono sempre stato attento ad quasi ogni loro uscita (e quelle dei gruppi paralleli Arcadia e Power Station), mi aspettavo sempre qualcosa di curioso/diverso da loro…

    Oggi sono stati ufficialmente sdoganati, sia loro che gli anni 80, ma anche prima che Morgan a Xfactor ne dichiarasse pubblicamente l’ammirazione mi sono sempre dispiaciuto perchè le ragazzine urlanti (come te, Valeria) hanno purtroppo contribuito ad offuscare la capacità di scrittura che il gruppo ha mostrato fin dagli esordi.
    Ho ascoltato di recente anche Big Thing (album successivo a Notorious) che ebbe ben poco riscontro rispetto ai loro standard e che segnò l’inizio del declino: ebbene, è modernissimo, anzi quasi anticipatore dei tempi con suoni ancora oggi attuali.

    Non posso dire che siano stati sottovalutati, hanno venduto un vagone di dischi, ma è un peccato che allora non si sia capita la dignità di tanti dei loro lavori.
    Marchio di fabbrica è la voce di Simon LeBon…..sicuramente duttile ‘il giusto’, con una decente personalità, ma per i miei gusti….difficilmente sopportabile.

    Voto 4 stelle

    • Ho ammesso pubblicamente di averli sottovalutati, e ho fatto pubblica abiura per essere stata una ragazzina (mai urlante cmq, solo adorante). Dirò di più: l’ho fatto di mia sponte e non per seguire i dettami del guru Morgan, indi poscia direi che vale il doppio. Non potevi dirmi “brava Valeria” invece che girare il coltello nella piaga degli errori passati? In giornata mi flagellerò, sperando di saldare fino in fondo questo conto.

    • Ecco: una velata critica a una duraniana (latente), e queste sono le conseguenze.

      ma vediamo di rimediare:
      con un “BRAVA VALERIA” valuta 24 ottobre ore 09.00 sistemiamo l’incidente diplomatico?

      Wild boy.

    • Incidente chiuso (però che fatica, prima sempre bastone e la carota sempre dopo… e non si sa neanche bene dove).

      The chauffeur

    • La realtà è sempre molto differente,
      ma in un mondo perfetto la carota dovrebbe sempre essere….davanti.

      Ordinary world

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